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Ballata del cavaliere e del suo fiume

poema in 130 canti

Un dato apprezzabile, tra altri, di quest’opera è che la sua particolare struttura poetica latitava dalla mappa letteraria ormai da secoli; ricordiamo il “Paradise lost” di John Miton del 1667 e il “Don Juan” di Lord Byron (1824).

Suscitare un confronto con i poemi epici, oltremodo quelli rimasti inalienabili nella nostra memoria dai tempi scolastici, sarebbe certamente non pertinente a una giusta recensione per questa ultima opera di Gianfranco Dianese.

\…\l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco \...\ (Iliade)

\...\ poich’ebbe a terra - gittate d’Ilion le sacre torri \...\ (Odissea)

\...\ e tu perdona s’intesso fregi al ver, s’adorno in parte d’altri diletti \...\ (Gerusalemme liberata).

Assumere invece in accostamento la bibliografia dei cosiddetti autori locali – vedi il presumibile ultimo dei cantori storiografi Matteo Fraccacreta (San Severo 1772 – Torremaggiore 1857) con il suo “Teatro topografico storico poetico della Capitanata …” del 1843 \...\ vé il zoppo Enrico: all’armi sue di Svevia - Aprii le porte al par d’Ascoli, e Troia \...\ piace sottolineare che il Nostro è pur un cultore, un omologista, insomma un innamorato del linguaggio che ha adottato in questa opera; il lessico, infatti, qui è richiamato sì allo scopo di omologarvi l’età medievale dei relativi accadimenti ma, acutamente, rispetto alla tradizione, la “Ballata del cavalier e del suo fiume” si dipana in una scorrevole lettura; per cui si può affermare l’apporto di innovazione alla poesia epica, al suo rinascimento.

Ballata, dunque, o meglio Canzone a ballo, convenzionalmente una composizione con più stanze in ottava e in endecasillabi, qui con l’adozione della sinalefe.

\...\ Però non posso dir che quel regnante - doni fiducia al Popolo Romano; ed all’ignavia, già preoccupante - s’aggiunge il suo durar perverso e vano - da ben sei lustri, un tempo devastante - per le sorti di Roma \...\

Mi preme precisare quale inciso che a mio parere, come già espresso in altre sedi, non esistono autori locali ma autori che trattino storie locali; se così non fosse l'autore dei ‘Promessi sposi’ sarebbe uno scrittore locale.

Il “Cavaliere” di Gianfranco Dianese è un personaggio imperituro, vale a dire che racchiude in sé un evo di magia per le terre in cui si anima, per quelle zolle venete ove si snoda un’antica via fluviale tanto venerata.

Il personaggio Lazzo ne è la prova nel bagnarsi nella Piave per omaggiare il sacro fiume, reduce vittorioso nella battaglia sotto le mura di Equilio.

L’autore, nel poema, infatti, ha inteso cantare una straordinaria insiemistica di storia, un mosaico millenario che accomuna le incursioni barbariche, l’espansione romana, Attila, i carolingi, il folclore con l’intramontabile riverenza alle acque, la fede con l’avvento della cristianità, la cultura con Dante; la storia di un popolo, dal quale, avvertendone la propria appartenenza, ha cavato gli spiriti imponendoli nel fervore poetico dovizioso di avventure e di quotidianità.

Dalla “Ballata del cavaliere”, questo il protagonista, si eleva, infine, il respiro delle generazioni che si sarebbero avvicendate e lo stesso autore ne è alitato, stimolato a ridare loro vita nel comporla.

Recensione
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