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Gioco delle carte e passatempo

ph by barilive.it

Durante la quarantena impostaci a causa del famigerato Covid19 (L’attributo di “Grande Influenza” rimane pur sempre assegnato alla Spagnola del 1918-20), tante famiglie hanno ritrovato la maniera di far trascorrere il tempo in intimità col gioco delle carte, abitualmente una tradizione nelle festività natalizie, talvolta in complanare più frequentemente con la Tombola, o un espediente per ritrovarsi tra amici.

Uno svago, comunque sia, ben remoto da infelici ludopatie, che tanta sofferenza apporta ove s’insinua il disgraziato fenomeno.

Trattiamo un po’ quest’argomento la cui intenzione è unicamente una curiosità storico-culturale.

Giochi delle carte di una certa classe, alcuni credibilmente ormai attempati, sono il Bridge, il Whist, la Canasta, il Ramino, il Poker e il Domino.

Il Bridge, amato da tante signore in anni non assai trascorsi, ha avuto un esito straordinario in dimensione mondiale, adottato nei tornei e addirittura in Olimpiadi. Per il fatto di essere così diffuso in ogni continente, molti stati ne pretendano la nascita, almeno l’etimologica, come la Russia (biritich), la Turchia (bir-uc), e poi in slavo Bric e in arabo Biric. Il più accreditato è l’inglese che lo vorrebbe quale “ponte socievole” tra i giocatori; infatti, Bridge in anglosassone vuol dire Ponte.

Occorre anche aggiungere che il progenitore del Bridge è il Whist, che già era conosciuto in Inghilterra nel 1500 e che verso la fine dell’Ottocento si sarebbe trasformato in Whistbridge.

Il Whist è un gioco assai complicato, d’etimo onomatopeico della serie “sss st” dal profondo silenzio che lo accompagna.

Canasta, con un Canastone, è l’esotismo figurato dallo spagnolo Canasta e vale “canestro-recipiente”; l’origine è dell’Uruguay e si è diffuso in Occidente negli anni Quaranta del secolo scorso. Un gioco questo che alla pari del Bridge appariva preferito dalle signore.

Il silenzio tra i giocatori è prassi consolidata, come nel Whist, almeno sino al momento della chiusura.

Tale correlazione semantico-figurata varrebbe anche per Ramino il cui nome pare ispirato all’omonimo Ramino che sta per “recipiente di rame”. Nasce però negli Stati Uniti e dovrebbe essere in realtà connesso al termine texano Rummy “bizzarro-strambo” e si è diffuso nel nostro paese durante o immediatamente a precedere l’epoca dei telefoni bianchi.

Il globalizzato inglese Poker, gioco d’azzardo per accezione, donde i semi-omologismi Pokerino e Pokerista con i forzati italianizzati Pocher, Pocherino e Pocherista, la variante italiana Teresina o Telesina, questo sinonimo di Poker americano, pare sia stato introdotto a New Orleans dai marinai persiani coinvolgendo i colonizzatori francesi, i quali lo avrebbero così denominato ispirandosi al loro vocabolo Poque che significa “inganno”. Il primo manuale esplicativo apparve nel 1843 a Filadelfia, autore Green Jonathan.

Il Domino, diversamente dalle usuali carte, utilizza le cosiddette tessere ed è un’antica pratica cinese risalente al 1120, eletta a divinazione nel XIII secolo ma successivamente svoltosi in passatempo di successo importato in Europa dagli arabi. Da noi si è assegnato al termine il significato figurato del latino Dominus “signore” mentre in Francia si è fatto riferimento al costume carnascialesco in cappa nera con mascherina bianca.

Tra i giochi popolari “in famiglia” o in comitiva” si contano la Briscola, la Bazzica, la Scala Quaranta, il Pinnacolo, il Burraco, la Scopa e il Sette-e-mezzo.

Gioco che odora di italianità, questo della Briscola, la cui citazione storica appartiene al Gioacchino Belli nel 1847. Successivamente, dopo un quarantennio, ne fu stilato il trattato. Il nome pare sia stato ispirato dalla voce francese Brusquembille, un insieme di passatempi d’età praticamente “moderna”, ossia in auge nell’Ottocento. In tale periodo circolava anche il gioco della Besique il cui nome, secondo Giampaolo Dossena, era ispirato all’italiano gioco della Bazzica assieme al collaterale Brisque.

La Bazzica, la cui origine è assunta dai francesi, è giocata sia alle carte sia a biliardo. Col gioco delle carte è assimilata alla Briscola. Il nome dovrebbe essere connesso alla voce Bazza, la quale indica in alcuni giochi la carta sottratta all’avversario. La derivazione del verbo Bazzicare da legare, come si crede, a questo gioco non appare corretta bensì al latino Battere nel senso di “frequentare”.

La Scala Quaranta o Scala a chiusura è divenuta popolare dopo la Grande Guerra, omologata da un gioco ungherese, soppiantando il Ramino. La sua denominazione è chiara se osserviamo l’ordine delle carte posate sul tavolo.

Il Pinnacolo – semanticamente “guglia” – simile al Ramino, era già conosciuto un decennio prima della Seconda Guerra, verosimilmente omologato dall’inglese Pinocle. Anche in questo caso non è difficile il perché figurato del suo nome, curiosando sulla disposizione delle carte.

Il Burraco è una variazione del Pinnacolo, ideato in Uruguay nel Novecento negli anni Quaranta e si diffuse in Italia, esattamente in Puglia, intorno agli Ottanta; oggi appare come un passatempo prevalentemente amato da gruppetti femminili. Il suo nome deriverebbe dalla voce portoghese tradotta in “setaccio” ma è più verosimile la sua etimologia in portognolo poiché è la lingua frammista di portoghese e spagnolo espansa prevalentemente in Uruguay.

Il celeberrimo gioco della Scopa dovrebbe racchiudere il figurato di Scopa, l’attrezzo per ramazzare, e sta per “pulizia” delle carte dal tavolo. Prevalentemente maschile, ma è nel dubbio quanto oggi possa essere ancora valida tale affermazione, la diffusione nel nostro paese ebbe il suo abbrivo nell’Età dei lumi e delle rivoluzioni mondiali, l’industriale, la francese e quella che portò alla secessione americana, ma non risulta alcuna evidente fonte etimologica se non la suddetta in chiave popolare. La sua vasta diffusione è caratterizzata da almeno quattro serie di quaranta carte, le cui configurazioni, dette semi, sono particolari; famose le Carte napoletane, dove i Bastoni sottintendono i contadini, i Denari i commercianti, le Coppe i preti e le Spade i guerrieri. Nel 1750, il sacerdote napoletano Marcello Chitarrella ideò il cosiddetto Codice Chitarrella che sancisce le regole per alcuni giochi delle carte quale la variante Scopone.

Il Sette e mezzo è un gioco popolare perlopiù d’atmosfera natalizia ma classificato quale d’azzardo.

La sua nomea lo glorifica d’estrazione italiana, così come adottato a Las Vegas o citato in alcune pubblicità.

Un particolare inciso per la voce Bagatto che sta per “carta da gioco di minor valore”; infatti, nei Tarocchi rappresenta l’arcano maggiore di valore inferiore, donde Bagatella e il volgare veneto Bagattino “monetina di poco conto” coniata tra il 1200 e il 1300.

Termine, però, che qualche etimologista vorrebbe derivato da Bagatto, questo l’antico toponimo di Baghdad, dal quale si presume anche l’epiteto di Bagascia.

Nel gioco delle carte ricorrono i termini Sparpagliare e Mischiare.

Il primo, Sparpagliare, è il prodotto lemmatico dell’incrocio di Spargere con Spagliare, nel significato del tema mediterraneo “traboccare”.

Mischiare, con un desueto Meschiare e il volgare Mescuglio, perviene dal latino Misculare, questo iterativo di Miscere donde Mescolare.

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