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I meandri della magnifica storia italiana

Il Ponte oraziano

di Ferruccio Gemmellaro


Candela Foggia. Ponte Oraziano in località Palino

 

A Venosa, ubicata tra la Lucania e la Puglia, allora strategica colonia romana nella Daunia, il 65 dC nacque Quinto Orazio Flacco, ricordato semplicemente come Orazio, considerato uno degli eccelsi poeti latini, tant’è che gli è stato intestato un cratere nel pianeta Mercurio. Ė ricordato per gli Epòdi, la tetralogia delle Odi, i dittici Satire ed Epistole, il Carme secolare, questo scritto per incarico di Augusto. Orazio fu anche tribuno militare nell’esercito repubblicano e nel 42 aC combatté a Filippi parteggiando con la fazione di Bruto, pertanto, dopo la sconfitta e la morte del cesaricida, dovette fuggire, come egli stesso lo confessa nelle Odi. Dopo l’amnistia, nel 38 aC ebbe contatti con Publio Virgilio Marone e Lucio Vario Rufo, poeti già in area artistica di Mecenate, il quale, coetaneo, lo accolse nel suo circolo e addirittura gli donò nel 33 aC una tenuta in Sabina, le cui rovine sono tuttora visitabili nei pressi di Licenza. L’aretino Gaio Clinio Mecenate (n 68 aC m nell’8 dC) fu un insigne protettore di poeti della generazione augustea; considerato ministro della cultura ante litteram non accettò comunque la carica di senatore accontentandosi del titolo onorifico di Eques corrispondente in un certo qual modo al cavalierato di oggi. In seno al sodalizio di Mecenate, Orazio si distinse per l’elevato influsso che apportò nella tendenza artistica del tempo. Morì nel’8 dC a Roma, nello stesso anno della scomparsa del suo maestro e protettore Mecenate. Nel 37 aC, Orazio, d’indole ognora politica, aveva accompagnato Mecenate a Brindisi per tentare opera di pacificazione nello storico conflitto tra Ottaviano e Antonio, dal quale, com’è noto, con la vittoria del primo sarebbe sorto l’impero augusteo. La cronaca oraziana del viaggio dei poeti diplomatici verso Brindisi, “Iter Brundisinum, Sat. I, 5 “, nonostante un’impronta umoristica e autoironica dell’autore, esterna un’intricata correlazione tra cultura letteraria e potere in uno dei periodi più sofferti della storia romana. Dall’Appia, “regina viarum” la regina delle vie, si distaccava ad Aeclanum, oggi territorio di Mirabella (Avellino), l’Aurelia detta appunto Aeclanensis L'Aurelia meridionale, chiamiamola così per distinguerla dall’omonima tirrenica, si inoltrava verso la vallata del fiume Carapelle, il cui idronimo era allora Calaggio, raggiungendo il ponte oggi detto Oraziano e in località Palino, agro candelese. Tale instradamento offrì per secoli un'alternativa all'Appia, questa immancabilmente ben trafficata. L’Aurelia, dopo aver lasciato la vallata del Calaggio, raggiungeva Ausculum Apulum oggi Ascoli Satriano e infine Herdonia oggi Ordona, dove si immetteva nella Traiana (Troia deve il suo nome alla Traiana) verso Brindisi, in complanare con l’Appia.

Il ponte, detto Oraziano, appare al viaggiatore nella SP 101, tra Sant’Agata di Puglia e Candela, vicino al santuario foggiano dell’Incoronata, ben visibile percorrendo l’autostrada per Napoli lasciando Candela. Lungo 211 mt e alto 11, connetteva, quindi, la viabilità tra Irpinia, Lucania e Puglia. Costruito a tre luci con mattoni e pietra, la robustezza architettonica e il gradevole aspetto testimoniano l’attenzione della politica repubblicana romana verso il territorio, oggi un documento culturale e storico di grande interesse. anche perché nei secoli successivi avrebbe guidato i fedeli verso Monte Sant’Angelo per San Michele, fondendosi con la Via Sacra Langobardarum, questa, provenendo da Benevento, introduceva al Gargano verso la Spelonca, attraverso il vallone di Stignano. Verosimile, su questo ponte dovette transitare il poeta Orazio durante il suo viaggio diplomatico, poiché nella suddetta cronaca egli cita “Trivici villa” ossia oggi Trevico, il “tetto d’Irpinia”. Orazio, nondimeno, oltre alla missione diplomatica, avrà percorso questa via le volte che rincasava nella Daunia, nella sua Venosa. transitando sul ponte, al quale i posteri avrebbero legato il suo nome, e lo menziona persino nella quinta Satira. Per terminare questo intervento, non esito a ricordare agli enti preposti di indirizzarvi i turisti e visitatori tramite un’adeguata segnaletica che manca inspiegabilmente.

Ferruccio Gemmellaro
Meolo, Città metropolitana di Venezia

 

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