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È una Padova grigia e piatta, su cui l’afa «pesa come un macigno» togliendoti l’aria fino quasi a non farti respirare, una Padova bella con il suo lastricato di cubetti di porfido e splendidi giardini, ma ahimè bigotta e sonnolenta, in cui ogni accadimento passa di bocca in bocca suscitando l’indignazione della cosiddetta “società bene”, quella che fa da sfondo ai tre racconti contenuti in questa raccolta. Una città dietro la cui facciata di austerità e grazia si nascondono terribili segreti che tali devono restare per impedire che lo scandalo possa compromettere la maschera di perbenismo borghese che molti portano sul volto.

Sono donne le protagoniste di ogni storia e tutte vittime di quei pregiudizi che possono cambiarti in un attimo l’esistenza. Quello, per cominciare, che fa sì che Adele Coccia venga dipinta come una volgare assassina per avere avvelenato suo marito, senza che nessuno si preoccupi di conoscerne la motivazione: le attenzioni morbose nei confronti delle sue figlie che si sarebbero trasformate in atti scellerati. Quello che fa della protagonista del secondo racconto una poco di buono soltanto perché è una ragazza madre. Che la spinge, inconsapevolmente, ad aderire ad una piccola formazione extraparlamentare di sinistra nella quale spera di essere se stessa, di trovare uno spazio in cui socializzare senza essere giudicata per il suo trascorso. Quello, per finire, che impedisce a Marta, nell’ultimo racconto dal titolo La mia più cara amica, di vivere il suo sentimento genuino e semplice perché l’uomo di cui si è innamorata è un sacerdote. E questo è inammissibile e sconveniente.

Ci si muove in preda ad una sorta di malessere per le strade di questa antichissima città, quasi come degli automi che avanzano privi di volontà, soltanto perché qualcuno li ha programmati a compiere determinate azioni. Tutto questo sconcerta e spaventa un po’, a dire il vero. E se il proposito della scrittrice era quello di restituire, attraverso le pagine della sua opera, l’atmosfera cupa e intorpidita che sembra avviluppare i padovani, e che sarebbe meglio scrollarsi di dosso, possiamo dire che ci è riuscita perfettamente.

Recensione
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