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Quella di Maria Antonietta è forse una delle figure più affascinanti della storia, che più hanno colpito l’immaginario collettivo di intere generazioni. Lo sa bene l’autrice del libro a lei dedicato, che tra le numerose ragioni di tanta ammirazione cita aspetti meramente mondani, come la passione della regina per la moda, che la rese una “Queen of fashion”, e aspetti storici: l’aver racchiuso nella sua breve esistenza lo sfarzo dell’ “ancien régime” e gli orrori della rivoluzione.

Il testo però non è semplicemente una biografia storica, costruita attraverso la consultazione di innumerevoli fonti, citate dalla Mortali alla fine del testo, ma è anche una descrizione topografica dettagliata della Parigi del tempo, con i suoi ritrovi alla moda, i suoi teatri, palazzi, giardini, caffè e musei, che ci svelano una “Ville Lumière” diversa, unica e soprattutto nota solo a pochi cultori. Né mancano i riferimenti ai musei in cui ancora oggi è possibile ammirare quanto è sopravvissuto dello sfarzo della monarchia: tendaggi, stoffe, quadri, mobili, scampati miracolosamente alla folla inferocita che invase la capitale e Versailles.

Quella della Mortali è una narrazione scorrevole, delicata e coinvolgente. Ha qualcosa di malinconico e vitale nello stesso tempo. Ci dice quali sono stati i pensieri più intimi della sovrana, le sue emozioni, nella loro evoluzione tragica e sconvolgente. Ci ricorda il suo lato fortemente umano e materno, la sua delicatezza d’animo, il suo amore per il conte svedese Axel von Fersen che l’ha accompagnata per tutta la vita, il suo gusto raffinato, spesso offuscato dalla descrizione che ci è stata tramandata di donna futile e superficiale.

E forse l’immagine che colpisce di più è proprio quella finale che vede una Maria Antonietta avviarsi verso la ghigliottina zoppicante, con il volto scavato, il corpo smagrito e i capelli bianchi: un ritratto a cui si accenna solo di rado e che ci è noto grazie soprattutto al «pittore David che, seduto al Café de la Régence nei pressi del Palais Royal, al passaggio della carretta, fermò su un piccolo foglio bianco il profilo aguzzo dell’ex sovrana». L’ultima regina di Francia.

Recensione
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