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Pochi titoli restituiscono nell’immediatezza il significato di un testo come quello scelto da Domenico Ventola per la sua raccolta di “opinioni”. E infatti le pagine sono piene di riflessioni personali sulla realtà circostante, su eventi pubblici e privati, con i quali i lettori possono essere d’accordo o meno.

Citiamo: «L’uso di parole straniere (inglesi e francesi soprattutto, ma anche varie altre) si diffonde sempre più ed è effetto di quella multi etnicità che, come ho già scritto, desidero e sostengo. Ma è desolante e incredibile il modo in cui vengono pronunciate, qualunque sia il lavoro di chi le usa e senza giustificazione per nessuno». E ancora: «Ci sono due modi infallibili per verificare se veramente contiamo qualcosa per gli altri … misurare il loro grado di tolleranza dei nostri difetti; oppure la frequenza con cui si accorgono che esistiamo».

“Prima regola: essere se stesso”, ha scritto Stendhal in stampatello sulle pagine di uno dei suoi tanti libri (ne possedeva circa duemila). Monito che l’autore, incurante del giudizio altrui, sembra aver preso alla lettera in queste schegge di pensiero che ci traghettano attraverso la vita, sempre nel rispetto del proprio punto di vista.

Ne viene fuori un interessante gioco di distanze: attira e incuriosisce come ogni sguardo estraneo che si posa su di un oggetto ignoto e, per la stessa ragione, allontana un po’, come in ogni gioco di cui non si conoscono le regole.

La scrittura è vitale e intensa. Lo sdegno talvolta presente, pronto a trasformare l’approccio emotivo e partecipe nella necessità a interrogarsi sulle circostanze e sui retroscena dei fatti. Nel pieno rispetto del genere a cui l’autore ha fatto ricorso - Aforismi recita il sottotitolo – i temi trattati, poi, sono vizi e virtù comuni ad ogni tempo e luogo, sì da rendere interessante il libro e da incuriosire il lettore.
Recensione
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