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È racchiuso nel titolo il contenuto di questo libro autobiografico che Franca Olivo Fusco scrive con l’intento di raccontare di sé, dei suoi esordi letterari nel campo della poesia, del bisogno di divulgarla, degli avvenimenti felici che hanno contraddistinto la sua vita, ma anche delle amarezze e delle ingiustizie che ha dovuto subire.

Suddivisa in sei capitoli, scritti con un uno stile dal tono ironico e tagliente, questa confessione sembra nascere da una necessità, da un’emergenza: quella di tirar fuori quanto di opprimente e fastidioso si è custodito dentro per anni al fine di alleggerirsi e di trarne sollievo. Ecco allora che prendono vita figure mediocri e sbiadite di poeti e librai, di presunti amici, pronti a cambiare di frequente atteggiamento, di giornalisti dai quali si sarebbe potuto avere tanto o niente, ma dai quali «è prevalso, purtroppo, il niente».

Non tutto ciò che si respira in questo libro nasce, tuttavia, dall’ amarezza e dai cattivi rapporti intrattenuti con queste categorie di persone. C’è la poesia a trionfare e a lenire le delusioni: una poesia gioiosa, d’amore, di religione, di contenuto sociale. Ci sono i racconti e i saggi brevi che hanno dato tante soddisfazioni e l’insegnamento, un sogno coltivato a lungo che si realizza per la prima volta in un’aula del liceo Oberdan nel 1998. Ci sono infine le manifestazioni che hanno coinvolto molti studenti a cui la poetessa ha dedicato l’ultimo Capitolo, il VI dal titolo Io e i giovani: un’esperienza breve, ma “indimenticabile”.

La figura che emerge è quella di una donna coraggiosa e indomita che «non ha dormito sugli allori e, proprio nei momenti in cui si è sentita più isolata e discriminata, ha saputo dare il meglio di sé». Una donna che, malgrado tutto, crede ancora nell’amore e nella comunione con gli altri: un binomio indissolubile in un percorso che lei stessa definisce «tutt’altro che “poetico”».

Recensione
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