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Il grande Meaulnes

Il dominio misterioso

Misterioso è il termine ricorrente in Il grande Meaulnes di Alain-Fournier, pseudonimo di Henri Alban Fournier autore di un grande capolavoro – non piccolo come dichiara Giuliano Gramigna nella sua introduzione al testo.

Libro da rileggere religiosamente nel tempo – età per età – alla scoperta di un senso sempre nuovo e sempre sfuggente in quella foresta di simboli in cui ha tentato d’inoltrarsi l’autore nella sua breve vita – morto a ventotto anni nel 1914 durante la Grande Guerra. A posteriori tale morte precoce ci suggerisce quell’inestricabile viluppo tra 'Έρως και θάνατος che è il simbolo della vita dei viventi.

Se ci immergiamo nel testo, scopriamo che la ricerca di una felicità – che potremmo definire arcana alla maniera di Leopardi – non ci immette, però, immediatamente in quel reame del vago e dell’indefinito, che è il simbolo della poesia lunare – così la definisce Citati – del poeta recanatese.

Si può affermare, anzi, che l’evocazione dell’ambiente della scuola e dei costumi della Sologne – luogo amato da Alain-Fournier, dove nasce a La Chapelle d’Angillon il 3 ottobre 1886 – tende a liberarsi dal vago e dall’indefinito per immergersi, con voluttà e con distacco, nella concretezza della vita campagnola e anche della scuola campagnola, in cui realmente l’autore visse, insieme ai suoi genitori insegnanti, fino al 1898, anno della sua iscrizione al liceo Voltaire di Parigi. Né proustianamente il protagonista del romanzo s’identifica con il tempo che fugge.

E in tale campagna semplice, rustica e vigorosa, sorge quel dominio misterioso e segreto e senza nome, sede di quel vago e indefinito, dove l’amore assume il volto indescrivibile di Yvonne de Galais, luogo che nessuna mappa può indicare perché introvabile.

Tale riferimento alla mappa e la citazione delle vicende di Robinson Crusoe più che fornirci delle indicazioni sull’appartenenza di genere di questo misterioso e impareggiabile romanzo ci indicano l’insorgere e la formazione in Alain-Fournier di quell’immaginario che era il vagheggiamento del sogno di una felicità misteriosa e inaccessibile.

Nel momento in cui non la mappa, ma eventi inattesi e, in un certo qual modo, romanzeschi consentono la realizzazione del sogno di felicità – l’amore per Yvonne – sembra iniziare la decadenza e l’accesso alla morte, perché, in verità, tale sogno non era connesso solo all’amore, ma alla suggestione del vago e dell’indefinito – e, quindi, alla promessa di una perfetta e irraggiungibile felicità che quel dominio abbandonato suggeriva, metafora di quel mondo intatto, di quell’eden felice che ogni infante si prefigura come realtà, ma che, invece, la realtà distrugge con la sua concretezza.

Il mito dell’infanzia?

E’ il mito dell’infanzia che si traduce nel mito dell’adolescenza, nel mito dell’avventura che è ricerca di quel reame sconosciuto attraverso il viaggio in paesi lontani – viaggio deludente come per Franz – o in situazioni avventurose – come il circo per Franz – o la ricerca di una ricomposizione della felicità perduta come per il grande Meaulnes, che, raggiunta la meta della riconciliazione tra Franz e Valentina, al suo ritorno trova distrutta anche quella parvenza di felicità creata con il matrimonio.

E il grande Meaulnes, proprio in chiusura del romanzo, non rinuncia all’avventura: “E già me lo figuravo, nella notte, ravvolgere la figlia in un mantello e partirsene con lei verso nuove avventure”.

Non si conclude il romanzo con la rinuncia all’immaginazione, unica felicità, ma con la ricerca di avventure che sorreggano quell’ansia e quella tensione verso la felicità come perfezione e, direi, come poesia.

Se la chiave di lettura di questo libro meraviglioso è il domaine mysterieux, possiamo comprendere quella diseguaglianza narratologica e stilistica, che, ad una prima lettura, ci lascia interdetti: l’uso dell’egli – come scrive Giuliano Gramigna – nella prima parte del testo e quella dell’io nella seconda parte e l’alternanza dell’egli e dell’io nella prima parte.

L’invenzione di un Agostino Meaulnes speculare a François Seurel, è scaturita in Alain-Fournier dall’esigenza di liberarsi dall’autobiografismo – l'episodio del suo amore per Yvonne incontrata per la prima volta in Cours-la Reine – e, quindi, di obiettivare la sua visione della vita in un personaggio che somigli a Alain-Fournier nella sua tensione verso la felicità e l’avventura e che riesca a trasformare l’amore reale dello scrittore in quella tendenza al misterioso, alla favola, al favoloso – e appunto per questo – misterioso reame, al domaine, che è l’aspirazione irraggiungibile di ogni vivente.

Nella terza parte la soluzione a tale apparente dualismo è prospettata nel ricorso anche al diario: sia Agostino Meaulnes, autore del proprio diario, sia François Seurel, già espressosi con l’io nella seconda parte del libro, ricorrono così entrambi all’io.

Ma, al di là di tali invenzioni narratologiche, l’unità del romanzo si fonda, all’interno di tale misterioso testo, nell’ansia di felicità del misterioso François Seurel - Alain-Fournier, che espressamente dichiara “Colei che fu la fata, la principessa, l’amore misterioso della nostra adolescenza”.

Anche a lui tocca suggellare questa storia così sfuggente – ma non labile – con l’abbraccio ultimo di amore e morte, mentre porta in braccio Yvonne morta per poterla trasportare a pianterreno “Stringendo il corpo inerte e pesante, chino il mio capo sul suo, respiro forte e i capelli biondi mi entrano in bocca – capelli morti che hanno sapore di terra. Questo sapore di terra e di morte, questo peso sul cuore, ecco tutto ciò che mi resta della grande avventura e di te, Yvonne de Galais, tanto cercata, tanto amata…”.

E l’ultima grande avventura di Alain-Fournier sarà appunto la morte in guerra al grido di Vive la France. Il suo bellissimo corpo scomparso per lungo tempo introvabile è appunto l’inizio di un’altra grande avventura: il suo corpo è stato ritrovato solo nel 1991 in una fossa comune tedesca vicino alla Tranchée de Calonne, strada che unisce Verdun a Hattonchâtel.

Ma l’avventura più grande è il grande Meaulnes, l’unico romanzo di questo bellissimo scrittore morto così giovane: solo la morte ha potuto ridare ad Alain-Fornier quello stato di perfezione e di purezza provato prima del tramonto della sua adolescenza.

Agostino Meaulnes dice, infatti, dopo il ritrovamento del misterioso dominio: “… quando scopersi il dominio senza nome ero in uno stato così alto di purezza e di perfezione che non toccherò mai più. Solo nella morte…. ritroverò la bellezza di allora…”

Recensione
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