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L'eleganza del riccio
Definirei L’eleganza del riccio
un romanzo filosofico,
anche se in quarta di copertina lo si definisce, invece, commedia brillante
francese. In realtà, se fosse tale, sarebbe una ben esile e scontata commedia,
che non proporrebbe nessuna novità, tuttavia l’eleganza della scrittura,
l’ironia e l’umorismo e la stessa struttura molto originale basterebbero a
rendere interessante questo testo ben accolto dal largo pubblico, ma
generalmente incompreso.
Sicuramente i lettori
francesi più avveduti vi hanno colto quello esprit quasi illuministico
proprio dei romanzi del Settecento (in particolare del Candido di
Voltaire) e quella subdola critica della filosofia occidentale, che ha
consacrato il tramonto del pensiero sia europeo che del Nuovo Mondo, per dare
spazio alla filosofia orientale, e in particolare, a quella zen.
Tale sincretismo non è una
nuova tendenza dell’intellighentia francese, ma è già iniziata al tempo
dei figli dei fiori, la cui bibbia allora è diventata il romanzo di Hesse
Siddartha.
Credo che L’eleganza
del riccio possa ritenersi una summa della filosofia otto-novecentesca
occidentale e, nello stesso tempo, il tentativo d’indicare una nuova via, anche
se non dissociata dalle ultime indicazioni della filosofia post-moderna
francese.
Non superamento del
nichilismo, ma uno sviluppo di quel concetto dell’arte, che, come
un’antifilosofia, apre la via a una nuova filosofia dopo il crollo dei miti su
cui era fondato il pensiero novecentesco.
Accanto alla caduta di
tali miti, anche se sembra sottaciuta, c’è l’esigenza della soluzione di un
problema planetario – quello della distruzione della natura – indicato dal
filosofo neo-esistenzialista Hans Jonas, che esorta all’assunzione di una nuova
responsabilità nei confronti del mondo.
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Recensione |
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L'eleganza del riccio
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narrativa
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| Autori |
| • | Muriel Barbery |
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Edizione:
Edizioni E/O
Roma 2007 |
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| pp. 384 |
| prezzo: € 15,30 |
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| Recensione a cura di |
| • | |
Pubblicata su:
Literary nr.7/2012
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