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Dopo la soprprendente apparizione di Mille scuse per esistere, a breve distanza di tempo vede la luce un nuovo volume, I viaggi del Nautilus, secondo momento epifanico di un imponente caso letterario innescato da Alberto Caramella e divenuto oggetto di attento studio da parte di non pochi accreditati interpreti appartenenti a diverse generazioni.

Attraverso decenni di riflessioni,di scavi e sondaggi, di impressioni vissute a fondo, di scorci e sprazzi rivelatori,di concrezioni gnomiche ed epigrammatiche anche acri, si è sedimentata la sostanza di questo libro che è testimonianza del ricco e variato itinerario umano di una personalità originale e libera, estranea a schemi e a mode, fedele soltanto a proprie ragioni di fondo, tesa in un tenace quanto solitario impegno di conoscenza e di espressione.

Cittadella di ragguardevoli proporzioni, questa raccolta,compatta e insieme però altamente articolata e complessa,nella quale il lettore, inoltrandosi entro uno sventagliarsi di inabituali prospettive ("Gli sparsi panorami si moltiplicano" asserisce lo stesso autore), dovrà aprirsi un proprio cammino, disporsi a necessarie e remuneranti sintonie.Dovrà leggere e rileggere come richiedono certi blocchi di linguaggio densi e scavati: il motivo della pietra specie apuana, appartiene significativamente all'araldica del libro, accanto al suo contromotivo, il mare profondo, irrequieto e cangiante come l’esistenza, e formicolante di significati simbolici. Dovrà soffermarsi spesso, il lettore, collegare segni affini, ma anche, all'occasione, lasciarsi sedurre dalle sirene della diversità. Dovrà anzitutto familiarizzare con una concezione del mondo riversata in una scrittura-vita assetata di totalità, ma in un suo modo tutto particolare. Cioè:nostalgia talvolta affiorante di unità originaria, di "cellula unigenita prima", di comuni radici elementari; e anche però tensione a unità finale e sostanziale: "l'ansia si sgrana | in fusa candidissima unità"; "Infinite le cose si conoscono | unica vita sterminata stella". E ricerca del nocciolo essenziale, "il nocciolo del frutto e del problema”, dell'unificante fondamento noumenico. Unificante anche nel legare "con amore in un volume", in questo volume di poesie, "ciò che per l'universo si squaderna". "L'arco del mare l'arco del percorso | un universo intero salderanno". E ancora: "Tuttuno l'uno volge su se stesso".

Sintesi,dunque,non comunque ad ogni costo e sempre: la sintesi cercata dall'autore è raggiunta in singoli ed efficaci momenti forti, mai però forzati. In singolare coesistenza, si direbbe, della componente "platonica" con la componente intensamente esistenziale della "gettatezza" ("vorrei sapere anch'io dove mi pose | l'amor che move il sole e l'altre stelle"), l'ansia di totalità riconosce e salva di continuo il determinante valore ontologico del particolare e del molteplice, il "molteplice infinito". Molteplicità non soltanto dell'inesauribile oggetto di conoscenza e di esperienza,ma anche dei punti di osservazione: "Ed ogni minimo punto di vista, | originale individualità, | è necessario nell'eternità ...".

La tendenza all'accoglimento, si potrebbe aggiungere, prevale sulla tendenza alla scelta. Ed è accoglimento collegato a un aggancio filosofico, alla concezione del mondo già rilevata, ma anche, in certe fasi, accompagnato da una (sempre sobria) pietas memoriale. Vita universa e vita personale riescono infatti a coesistere, e questo libero coesistere tende a delinearsi come una delle caratteristiche essenziali dell'esperienza di cui questo volume è veicolo.

A un primo rapido sguardo ( ma un rapido sguardo può rivelare ben poco di un libro così articolato e scavato), non molti appigli esteriori si offrono all'avventurato lettore giustamente voglioso di penetrare in un così impegnativo contesto di intelligenza e di esperienza, accettando la multiforme sfida interpretativa che esso per ragioni diverse propone.

Più che labile il possibile appiglio di una diacronia, se si escludono il momento della partenza (acceso nel luminoso motivo della nascita del giorno e della vita che rischiarerà poi diverse finestre del libro), quello conclusivo dell'approdo e, se mai, nella parte finale, un infoltirsi di segni di crepuscolo.

A questo punto si potrebbe rilevare una sorta di "acronia" nel linguaggio, mai modernistico, talvolta patinato di antico e tuttavia mai arcaizzante, molto spesso acquietato nella solida, rassicurante misura tradizionale dell'endecasillabo.

Il rapporto del poeta col tempo, con la temporalità, è uno degli spunti più stimolanti e sfumati, forse destinato ad essere studiato e approfondito da qualche critico-lettore."Fossa comune", il tempo tutto foscolianamente "traveste" e tutto alla fine confonde e nullifica. "Tutt'era eguale e tutto era mutato". In stratificate città storiche, come Spello, il sincretismo dissolvente della storia può toccarsi con mano: così fitto "il segno dei tempi sovrapposti" che "l'un sull'altro distruggono attenti | e vuol ciascuno il proprio segno eterno". Ma poi: "Nemmeno in un tempo infinito, | distingueresti le tracce sovrapposte. | L'orma non nata è già finita". Ne resta il segno nella scrittura poetica: "Giacciono in queste righe tempi sovrapposti".

Al sottile veleno del tempo distruttore può far da contravveleno, forse illusorio ma certo a suo modo consolante,l 'istante privilegiato e quasi metatemporale, cardine della poetica di Caramella che illumina alcuni dei risultati più felici della sua poesia.Come, per esempio, l'affascinante polittico degli Interni etruschi, accompagnato da una profonda pagina in prosa che è una sorta di poemetto filosofico non meno suggestivo che chiarificatore.

Nonostante la metafora dominante del viaggio che è "vago navigare | per punti inconsistenti di orizzonte", l'indole stessa del libro rimanda non tanto a sviluppi quanto a un senso di tota simul. Che è poi il corrispettivo della già nettamente rilevata tensione a totalità, totalità più inclusiva che semplificante. Più della rotta sembra contare il viaggio in sé coi suoi folti raccoglimenti interiori, con l'ostinato interrogarsi, con la forte presa di sguardi dal penetrante oblò sempre aperto sull'insondabile alterità della vita. Sguardi intensi e pregnanti in cui (come già accennato nel porre il problema del rapporto col tempo) l'esistenza si rivela in un particolare attimo, quasi in folgorante e redentrice sintesi di tempo-spazio, in una luce di baleno, in un flash.

Viaggio multivago, dunque, che attraversa e registra immagini e frammenti di vita.Non trascura, il "curioso navigante", la tradizione culturale se esplora "i libri della biblioteca". Sa che fuori dell'orgogliosa Europa "febbrile vive l'altro mondo e brulica". E arditamente si avventura, meritando in ciò più che mai di comandare il Nautilus, nel sommerso,nell'arcano di una storia biologica e cosmica di cui l'uomo è soltanto parte integrante.Ciò facendo il capitano- poeta tocca una sua intrinseca e tutt'altro che esibita modernità. Il sommerso, il trascurato, l'impellente diritto vitale e appello conoscitivo (così presente nel corso del libro) delle piccole cose, di "ogni più piccola cosa del mondo" può donare affascinata scoperta di "multigemine ricchezze", di "sorpresa della terra". Come "la cucciolata di funghi porcini | tra foglie di castagni | grandi e piccini", segni minuti di "volontà di vita" estranea all'uomo.Ma tale estraneità del "totalmente altro" può anche generare sgomento, come nella evocazione della vita subacquea (variante tra molte del grande motivo marino):"Sontuose elaborate architetture | ricrescono moltiplicano immagini | di rigide feroci geometrie. | Contorta fragilissima spezzata | fluisce liquidissima paura".

Architetture, geometrie: su questo motivo che tanto, ma in valenza positiva e pienamente umana, incide nella poetica e nella poesia si avrà presto occasione di tornare. Quanto poi al disumano, è presente anche in altri momenti, dove prende corpo l'angoscia della macchina come minaccia. Dietro lo sguardo obliquo di un simbolico esquimese, figlio di un mondo di ghiacci,

"un computer gelidissimo | impostava a priori sillogismi". Guai a guardare con "occhi meccanici" il mondo. "Ormai è tutto computerizzato".

L'esploratore di esistenza che accoglie il lettore nel suo viaggio ha un suo organico, anche se sfaccettato, sistema di pensiero che può ricavarsi con paziente e attenta analisi dalla lettura integrale del libro. Ma è importante ricordare che egli vuol anche essere Nemo (significativo anagramma di nome),assediato e tentato dagli sgomentanti orizzonti del nichilismo e dell'assurdo. Uno nessuno e centomila. Il suo autoritratto è anche "autoritratto di ignoto": "Non ti conosco.Sei | niente". E altrove: "in nessun luogo sei".

Disciplina e coraggio di nauta,di cavaliere errante, però non gli mancano e c'è nel libro il richiamo a coraggio e disciplina, a un particolare epos-ethos, a suo modo eroico, che affiora solo di tanto in tanto in qualche immagine militare e si suggella nell'intensa apparizione finale.

Coraggio di affrontare, appunto, lo sgomento del nulla e dell'assurdo, ma anche coraggio di sfidare a volte il nulla e l'assurdo in cerca di possibili rivelazioni di senso.Disciplina nel dominare con ferma mano e parola il mondo del sentire in un controllo formale a volte persino inesorabile, parco di pathos e con frequenti "riduzioni" ironiche o scherzose nei finali dei testi. Che però non esclude musiche e colori di abbandono a tenerezze, a contemplazioni, a calore di umana comprensione e fraternità. Arduo, si è detto, descrivere la linea di una rotta che non sia la vita stessa sia nella ripetizione ("Rimbalza il mare giorno dopo giorno | sui mesti scogli degli stessi lidi"), sia nel continuo sorprendere della sua infinita polivalenza.

Recepita la pregnanza e ricchezza testimoniale di questo libro, agli esegeti futuri il lavoro davvero non mancherà. Può darsi che qualcuno voglia utilizzare come strumento interpretativo i tanti spunti "metapoetici" di implicita poetica o anche di poetica esplicita che davvero non mancano, sottolineando la luminosa importanza conferita all'atto creativo. Può darsi che qualcuno voglia invece delineare, anche senza disporre di vere e proprie concordanze lessicali che consentirebbero di individuare certe parole-chiave, una mappa tematica interessante quanto ricca. Sin troppo ricca forse per servire realmente da orientamento. Una mappa non soltanto di meri temi in sé, ma incarnati in eventi espressivi e in nuclei di poetica. E che inoltre sono spesso quasi supertemi portanti, strutture e modalità di esistenza, come del resto si è già potuto scorgere nelle pagine che precedono.

Grandi motivi dominanti e operanti spesso riconducibili al senso dell'ossimoro vitale ("ossimoro permanente" direbbe Montale),o a una creativa dialettica degli opposti. Come il nesso necessità-libertà nella meditazione intitolata Quando penso o la dualità di amor sacro e profano nelle superfici scolpite del Trono Ludovisi "come se fuse in unica medaglia | recasse intente le facce di Giano". Il finale del testo ci conduce più lontano: "Perché si compia il giorno e il suo contrario | l'alba il tramonto adduce e segue l'alba | e sempre tutto in tutto si disdice". E per quanto concerne la polivalenza dei segni, ecco un esempio. Sintagma dominante non per frequenza statistica ( è sempre bene non cadere in feticismi quantificanti e scientistici) ma per essenziale profonda centralità è senza dubbio "straripante amore".Ad esso si lega la ricordata pienezza del molteplice, l'incessante sperpero di energia vitale profuso nella creazione, anche nelle spettacolari apparenze,nella "messinscena" del Gran Teatro dell'Universo.Ma è anche effusione d'amore contro l'"orrendo potere", amore oblativo che trova il vertice e modello supremo nel sacrificio del Golgota: "Amore straripante che sul monte | aperte le divine immense braccia | contro il potere redimesti solo | lo scempio delle genti, | l'impossibile folgore l'ardentissimo amore | testimoniasti intero".

Fatte salve le multivalenze, fatta salva ad esempio la "logica (antilogica) | dell'incoerenza e della | contraddizione", accolte le "dissimmetrie diverse | confuse per ripetizione infinita simmetrica" che possono rappresentare "l'ordine del caos disordinato", si può tornare per un momento all'esigenza così pressante della reductio ad unum.

Questa si tematizza fortemente, divenendo anche in pieno cardine di poetica, nel sentimento della geometria come ordine nella natura e nell'uomo, che si lega a un senso profondo dello spazio più rassicurante del labile tempo. La scansione armoniosa e coerente dello spazio per il poeta trova riscontro nella scrittura. In questo contesto potrebbe forse inserirsi, come possibile "prologo di poesia", anche il diritto, centro della vita professionale dell'autore, secondo il quale nello studio della "astratta armonia del giure" si avverte "l' ordinata proportio calata con passione nel discorso hominis ad hominem ".

"Il puro solido quadrato triangolo", sintesi della terrestre quaternità e della celeste trinità, è la figura della piramide "con al vertice l'occhio puntiforme" della coscienza, sintomatica immagine tra le non poche reperibili nel libro.

A questo punto non si può fare a meno di riconsiderare il fondamentale motivo dell'architettura, già emerso con forza nelle pagine introduttive sulla casa della luce, e che non è soltanto convinzione estetica e principio di poetica, ma investe la vita stessa di Alberto Caramella, il quale ha voluto, come s’è visto, arditamente ristrutturare la propria abitazione secondo un principio anche spirituale e simbolico, rendendola simile a un’immota astronave immersa nell'universo .

Lo spazio, di cui più d’una volta è capitato di parlare, "vero in senso totale perchè occupa una porzione della fisicità della terra, perché ne ordina e modifica la bellezza", è come "puro pensiero che nasce e si nutre di quella verità, crescendo pietra con pietra, supportandola, e incarnandosi nelle forme, nelle geometrie, nelle associazioni ". Perciò, "quando si vuol richiamare questo assoluto puro concetto di un proporzionato spazio dello spirito nel quale lo spirito è, si parla di architettura dell'opera d'arte, della musica, del libro, del pensiero stesso. In nessun'altra arte c'è questa fusione così intima con la vita carnale, fino alle sue più modeste e minute necessità, e con la vita dello spirito nelle sue più alte manifestazioni".

Sono passi di una lettera scritta da Alberto Caramella all'amico architetto Lorenzo Papi che, come si è già detto nel preludio di questo libro, ha creato per lui e in comunione con lui, nell'armoniosa cornice dei colli fiorentino, lo spazio di vita e di bellezza della casa totalmente reinventata e ricreata. Queste significative parole aprono uno spiraglio illuminante sul suo pensiero, offrono una chiave preziosa per raggiungere il cuore del libro.

Recensione
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