Servizi
Contatti

Eventi


Credo che difficilmente uno scrittore può contare su un’affettuosa presenza, intelligente e sollecitante, di critico nei confronti della propria opera. Questa assunzione di responsabilità è certamente anche un lavoro di stimolo, di chiarimento in cui l’autore stesso ha tutto da guadagnare, e veramente tutto ciò è stato fatto da Franco Lanza con una limpidezza fluente, che forse la nostra generazione, visto che abbiamo più o meno la stessa età, praticava più frequentemente di quanto non abbiano fatto i nostri successori, e che va incontro a un’esigenza del pubblico come un elemento di gioia, di soddisfazione nel trovare un discorso comprensibile, limpido che chiarisce le cose senza trincerarsi dietro strutture più o meno arzigogolate e contorte. Lanza ha presentato un quadro che solo lui poteva presentare proprio perché ha partecipato all’attività della scrittore con questa critique collaboratrice, come diceva già Sainte-Beuve, e quindi noi ci troviamo illuminati su tutto il percorso.

Alcune delle cose che ha detto Lanza sono naturalmente punti da cui si può partire per continuare il discorso: intanto questo fatto che i personaggi sono tutti viandanti e che quindi il movimento dei suoi libri, penso soprattutto a quest’ultimo libro che pare che sia quello che meglio esprime questo aspetto, riassume l’attività di Giunta, che appunto è un’attività complessa.

Questo libro è esso stesso complesso, è un libro che convoglia, naturalmente. I personaggi che contano sono tutti viandanti: quindi tutto è aperto in un certo senso verso il futuro; è una ricerca continua in cui a volte ci sono delle scomparse misteriose non chiarite perché appunto c’è il mistero di certe morti: la morte di Hembert, per esempio, che è il padre della protagonista di questo libro, e poi la scomparsa del figlio che questa protagonista ha con un personaggio non positivo, una sorta di avventuriero, che scompare anche lui, e però poi si sa che viene poi arrestato in Francia. È un certo Gordon, personaggio anche di una certa qualità intellettuale, perché, come giustamente ha detto Lanza, i personaggi sono tutti personaggi ricchi e motivati culturalmente. Questo elemento del viaggio è un tema, ma anche più che tema: è proprio un grande movimento esistenziale, che mette in sintonia il libro con il movimento stesso della storia e del mondo. Trovo un’osservazione molto precisa e utile: alla fine, dice Lanza, non interessa all’autore concludere un discorso storico bensì agitare un problema, e quindi torniamo alla nozione già sottolineata dal sottotitolo Romanzo di idee. Giustamente Lanza ha ricordato che ne abbiamo avuti di romanzi di idee: abbiamo avuto Fogazzaro, Oriani; poi ha accennato anche a Conti, La Beata Riva, che è stata recentemente pubblicata con molta autorevolezza.

Si tratta di un elemento connotante fondamentale di questi libri, che vanno non tanto esaminati strutturalmente o stilisticamente, quanto accolti proprio come “romanzi di idee”. Non ce ne sono molti oggi come dice il nostro amico Lanza. Anche la stessa poesia, diceva giorni fa Maurizio Cucchi presentando Mario Luzi, la nostra poesia del Novecento, dopo Leopardi, non è più una poesia di pensiero, non è più una poesia di idee. Il pensiero poetante che sembra essersi attenuato, in Luzi in parte ritorna. Croce avrebbe protestato per la presenza dominante di idee nelle strutture artistiche, creative della letteratura; e in questo modo, parzialmente, il grande nemico dei generi letterari finiva per riproporre proprio attraverso questo suo ostinato e giustificato, ma anche forse eccessivo distinguo, un nuovo genere letterario, il genere lirico, l’unico possibile. E questo lo portava, nel suo coerentissimo ma per altro non accettabile saggio, su Leopardi, oppure nelle pagine su Ibsen, a non intendere questa dialettica interna che c’è tra pensiero e creazione artistica. Lasciamo stare questo discorso.

Lanza ha sottolineato, nei libri di Giunta, questa presenza di temi e problemi del nostro tempo: sono libri inserirti nel nostro tempo non attraverso al sperimentazione stilistica o strutturale, ma attraverso il rinvenimento di certi punti nevralgici della nostra epoca. L’ambientazione temporale del libro è proprio alla vigilia del nuovo secolo e anche alla vigilia del Giubileo. C’è anche la Roma confusa, che noi romani abbiamo conosciuto, del pre-Giubileo, con tutti i suoi cantieri: questo senso di confusione, di precarietà, che conclude il secolo e fa sperare, in quello che verrà, in una sistemazione, in uno sviluppo coerente. Il libro può considerarsi inserito nel nostro tempo, anche per il fatto che oggi, anche se si scrive enormemente di narrativa, e la narrativa piove a fiumi da tutte le parti del mondo, forse ciò che maggiormente rende è un tipo di scrittura saggistica in cui la base narrativa si apre verso una tematica di pensiero, di riflessione, di conoscenza. Questa componente saggistica va quindi accolta con interesse e con piacere. Quali sono i temi fondamentali di questo libro? Ce ne sono diversi. E c’è una ricchezza di informazioni che, notava il nostro amico Lanza, in un testo scritto che però non è stato qui letto interamente, può rappresentare effettivamente un arresto della corrente narrativa in certi momenti.

Ci sono molte descrizioni di luoghi, e anche riflessioni storiche sui luoghi. E ci sono certi richiami ai fatti fondamentali del nostro tempo. Per esempio, la madre della protagonista, Giulia, è di origine curda; e allora ecco che ci viene ricordato che esiste un problema curdo; avrebbe potuto sceglierla di qualsiasi altro paese, ma il fatto di averla scelta curda gli consente, all’inizio già della narrazione, di mettere l’accento sul drammatico tema del popolo curdo disperso tra varie nazioni, soprattutto dopo il trattato di Losanna del ’23, con una spartizione amara che ha dato luogo a infinite persecuzioni. Dopo l’infelice iniziativa di far venire a Roma Ocalan, con tanti curdi venuti a Roma, abbiamo visto questo popolo curdo apparire con tutti i suoi problemi insoluti e probabilmente insolubili, perché nei territori abitati dai curdi c’è il petrolio, governano nazioni diverse e nessuna vuole rinunciare alla propria sovranità. I personaggi (in particolare Manuela, che poi diventerà Karin, si incarnerà nuovamente in un personaggio precedente e si orientalizzerà, si arabizzerà attraverso questo nome) sono assetati di cultura e concepiscono l’avventura culturale anche come una ricerca di luoghi impregnati di antico. C’è passione per l’archeologia, e insieme anche per la bellezza del Rinascimento. C’è aspirazione a “umanesimo integrale”. Ci sono discussioni vere e proprie di lettura. E anche senza riandare ai “romanzi di idee” ricordati da Lanza, la conversazione è presente in uno dei grandi maestri della narrativa del Novecento, Thomas Mann.

Nella Montagna incantata o nel Dottor Faust, si discute molto, si dialoga molto, il dialogo culturale sulla letteratura, sulla musica, sulla teologia, come un po’ in questo libro è molto presente. C’è una lunga discussione, fatta in aereo, nella parte iniziale del libro, tra questa ragazza e Gordon, affascinante avventuriero che poi la sposerà, le lascerà un figlio e poi scomparirà senza dir nulla. Vi si parla di libri recenti della letteratura francese più recente; è citata tra l’altro La prèmière gorgée de bière, un libro in cui l’autore invita a cercare la felicità e la saggezza nelle piccole cose, come un croissant mangiato per la strada. Questo ci riporta al problema del minimalismo, il quale ha certo il merito di aver messo in valore il quotidiano; ma tale scoperta poetica compare già pienamente nell’Ottocento: basti pensare a Un coeur simple di Flaubert. Il minimalismo però ha anche un limite, contro il quale personalmente combatto molto animatamente, che è il riduzionismo. È giustissimo scoprire la poesia di aspetti minimi della realtà, come hanno fatto i crepuscolari senza però mutilare la pienezza dell’umanesimo che non è più integrale quando si riduce tutto a questa realtà minima, ignorando i grandi temi che invece fortunatamente sono presenti e dominanti nel libro.

Un motivo importantissimo, forse il più importante, è quello del rapporto con le altre culture in particolare con la cultura islamica, grande problema. Come ricordava giustamente, e non poteva non ricordarlo, il nostro Lanza, la visita recente di Giovanni Paolo II nei paesi islamici è veramente un fatto di grandissimo rilievo simbolico e speriamo anche storico. Io lo considererei uno dei fatti più importanti di questo lungo pontificato: un gesto di umiltà e di comprensione verso il mondo islamico. Ce ne sono stati anche degli altri, ma questa è di una aderenza simbolica, straordinaria. Quindi cadiamo proprio in un momento in cui questo problema è veramente di grande attualità, ed è un problema drammatico, come tutti sappiamo. Il libro può servire ad aiutarci a capire. A capire che si deve capire, che è in generale la cosa più importante da farsi, forse, in questo nostro itinerario terreno: cercare di capire, e di capire a fondo. Il nostro amico Giunta è di una dottrina incredibile, che tutti gli invidiamo, su tanti problemi, su tanti luoghi. Anche l’America latina è uno dei luoghi dolenti del nostro tempo, e perciò il fatto che all’inizio siamo in America latina ha anche il suo senso. Certo, l’umanesimo serve a renderci consapevoli, la cultura ci può veramente aiutare a capire i problemi del mondo. Se avessimo a che fare, nei rapporti con l’Islam, con persone colte ed evolute, molti problemi si potrebbero appianare, questo è ovvio. In questo libro ci sono diversi passi su questo grande tema, trattato anche in A tu per tu, libro di incontri, di interviste. I vari libri, le varie dimensioni dell’attività scrittoria di Giunta si congiungono appunto. Una parte delle interviste passa poi nel libro narrativo, il cui rapporto con la dimensione saggistica è dunque riscontrabile, si potrebbe dire, quasi filologicamente.

È riportata nel libro un’intervista con Abd-al-Wahid Pallavicini che è un discepolo di René Guénon. Egli dice che l’esempio di Francesco d’Assisi ai tempi delle Crociate, quando templari e saraceni sapevano ritrovare, pur combattendo per una Terra Santa, il comune anelito verso una Gerusalemme celeste, potrebbe rappresentare veramente l’esempio da seguire anche oggi per ritrovare lo spirito della trascendenza che solo unisce le varie rivelazioni al loro vortice. Non quindi un facile ecumenismo a buon mercato, ma la necessità del Sacro, vissuto nella vita di tutti i giorni.
Recensione
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza