Servizi
Contatti

Eventi


Memorie gioiose di un vecchio docente

E mi volgo indietro, e getto uno sguardo sullo sgranarsi degli anni e dei decenni impegnati nell’insegnamento della letteratura, costruttivi e vivi mi appaiono anzitutto i molti incontri umani e scambi d’ idee con i giovani, certi abboccamenti durante l’elaborazione delle tesi e il piacere di “accompagnare” i candidati all’importante, solenne cimento dell’esame di laurea; e persino – strano a dirsi – gli esami di profitto, concepiti come opportunità di colloquio cordiale e sereno, mai come controlli “fiscali”. Specialmente quando, non essendo obbligatoria la materia da me insegnata, potevo lasciare agli studenti un avvio più libero e personale, e da quello partire per un dialogo costruttivo che desse la misura della maturità intellettuale raggiunta, della passione, dei motivi delle scelte.

Con la gratitudine che si deve a certi doni della vita, ricordo le occasioni di condividere con gli studenti il godimento di grandi testi di poesia: occasioni scandite dai ritmi e animate dal fluire di corsi e seminari. Ricordo il fervore illuminante della ricerca che quegli eventi preparava e alimentava. Limitata, imperfetta, fu comunque ricerca di verità e di luce. È proprio inevitabile che tanto lievito vitale sprofondi per sempre nel nulla e nell’oblio? Mi basterebbe poter coltivare la speranza che qualche minuscola fiammella, scaturita dal gran crogiuolo e cuore della cultura d’ Europa, si sia accesa in qualcuno, specie in giovani, per il tramite del mio lavoro e della mia passione; e che il lume di quella auspicata fiammella possa essere anche spirituale, non intellettuale soltanto. So bene che spirituale è vocabolo inviso a molti, e non soltanto di estrazione materialista. Non mi lascio certo spaventare dalle parole né da chi si spaventa per le parole, e vado dritto per la mia strada, tanto più cara quanto più personale e appartata. In questo caso la qualifica di spirituale condensa per me più d’un aspetto della comunicazione didattica. Mi limito qui a chiarire un solo aspetto, centrale. Ciò che quel termine può significare nel momento dell’ incontro col testo poetico, molto meglio di me lo fissano le parole di un indimenticabile pensatore e amico, Rosario Assunto: «sempre altro dice la poesia, ad ascoltarla e a leggerla; proprio perché eccede rispetto alla comunicazione, e per questo acquista quel senso [...], che ci solleva al di sopra della nostra umana caducità». Ecco: di quel “senso”, nell’ interpretazione della poesia (ma non soltanto in quella!) vorrei essere stato, qualche volta almeno, docile e fedele messaggero.

Da oltre vent’anni anche questa lunga stagione di seducenti studi, di insegnamento appassionato, si è conclusa. Ho continuato a studiare, a scrivere, ma mi è mancata la gioia della comunicazione diretta con i giovani. Tra i tanti corsi, ricordo con particolare nostalgia i corsi su Montale (al quale ho dedicato con amore uno dei miei ultimi libri intitolato Per Montale). Testo dopo testo si percorreva insieme un itinerario di poesia, che era anche un itinerario di conoscenza e di apertura al mondo.

Incontrare ex-allievi è per me sempre una gioia. Anche mentre visitavo il Castello di Praga mi capitò di incontrare una ragazza che si era laureata con me. Ci abbracciammo, contenti.

Quel po' di luce che, con molte perplessità, mi sembra di esser riuscito a trasmettere e suscitare tramite le epifanie dei grandi testi poetici attivati, ma spero non sopraffatti, dall' atto maieutico dell'interpretazione, proviene, comunque, non dal mediatore-interprete, bensì dai testi stessi, e a sua volta perviene ai testi da aspetti e valori dell'esistenza. Ho detto qualche volta, in modo certo troppo semplicistico ma forse efficace, agli studenti, che noi siamo arpa eolia di un'arpa eolia: quella dei testi, la qua­le a sua volta fa vibrare folate del gran vento dell'esistenza. Se poi l'esistenza, come tendo a credere, si fonda e s'avvalora nell'Essere, un’eco sia pur tenue e remota di quell' Essere deve pur sussistere nelle grandi voci della poesia e del pensiero. A quell’eco, forse, al nostro sintonizzarci con esso mediante gli strumenti offerti dalla filologia, dalla sensibilità e dal gusto, si deve in parte la gioia che scaturi­sce dalla trasmissione interpretativa di un testo poetico che ci attraversa e trascende. Gioia, anche, di una vittoria sul silenzio e sul nulla, ottenuta col far rivivere attraverso il testo vita e storia in esso coagulate, gioia come di proustiano temps retrouvé.

L'interpretazione (che è anche “esecuzione”) riuscita di un grande testo è sempre un rito, ha una sua liturgica sacralità. Di questo rito, il pubblico (e tanto più un pubblico di discepoli), come in ogni autentico rito, è partecipe, e a suo modo “ministro”. Quando mi sembra di essere riuscito a ufficiare il rito adeguatamente - e ciò avviene non senza una sorta di lucido rapimento - in me scatu­risce un'onda di affetto e di gratitudine sia verso il testo sia verso il coro silenzioso degli ascoltatori.

Mi è caro che questa pagina di memoria si concluda con una nota di gratitudine.

Materiale
Literary © 1997-2021 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza