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Gentilissima Signora,

col capo coperto di penitenziale cenere per il mio lungo inescusabile silenzio, eccomi finalmente a Lei, alla fine di un’estate tutta dedicata a mettere insieme un nuovo libro intitolato Passo d’uomo, qualcosa di simile a un frammentario diario e anche una testimonianza di vita, che è in corso di pubblicazione. Non basta, lo so, ad assolvermi dall’aver tanto dilazionato il momento di ringraziarla per il dono di Principi e nani e di congratularmi con Lei per questa sua nuova, così raffinata e squisita e originale, opera narrativa. Ma che è più e altro che meramente narrativa: è ricerca di senso totale attraverso i singoli momenti e particolari, è scavo nell’intimo. Con un’elegantissima orchestrazione senza sbavature né spezzature, in un continuum stilistico omogeneo che può conseguire solo da una matura e magistrale sicurezza. La quale riesce ad armonizzare in trascolorante fusione il gioco complesso e sottile tra maschile e femminile, tra consapevolezza dell’io e confronto con l’alterità, tra memoria di adolescenza siciliana, presente romano (nel raccoglimento di una “specola” dove ci si trova au près du ciel comme les astrologues) e “tempo ritrovato” di un’affascinante filigrana di seicento spagnolo, peraltro non certo assente da un Dna siciliano come quello dell’autrice. Perciò quel recupero storico attraverso l’immersione nelle opere della grande pittura e nelle antiche carte è più che mai una ricerca di sé, di possibili antenati che alimentano misteriose radici. Vorrei aggiungere che l’approfondito e molto abilmente variato tema “tiberino”, trattato in modo così nuovo e felice, la pone anche tra gli scrittori “romani” da antologia per non poche splendide pagine.

La nitidezza della scrittura non esclude la sempre fermentante dimensione simbolica, in cui, per esempio, gli uccelli “sono anch’essi segni come i nani”. L’arte è poi non solo tema diffuso e lievitante, ma vera e propria chiave di poetica. Nelle “grandi espressioni artistiche il tempo si allontana” e ognuno può riconoscere in quella universalità “i propri luoghi, la propria storia”. L’arte rivela “attraverso la molteplicità di forme spesso tragiche l’uguaglianza costituiva di ogni essere umano”: compie dunque un atto, implicitamente etico, di giustizia. In quelle forme “tutto è contenuto, ogni fantasia trova posto, ogni sgomento si placa, si risolve”. In queste parole coglierei l’indicazione di una meta spesso raggiunta e il senso maestro di un bel libro così ricco di sensi. Anche Noemi, che si congratula con Lei e si associa con affetto al saluto per Lei e per Francesco, ha letto Principi e nani con grande arricchimento e gusto e con particolare attenzione.

Roma, 8 ottobre 2002

Recensione
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