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L’apparizione di questo libro, che documenta un sessantennio di fedeltà alla poesia (in questo caso alla poesia in lingua, senza però dimenticare che Carpaneto ha scritto anche poesia romanesca con lo pseudonimo di Carpaggio), offre un’ottima occasione per salutare, con gratitudine e augurio (ad multos annos!), la multiforme e instancabile attività e i meriti di uno scrittore e operatore di cultura presente in settori diversi. All’insegnante, che riusciva a far gustare agli allievi i poeti greci latini attraverso la traduzione in romanesco, va infatti affiancato il giornalista, particolarmente esperto in cose romane, in problemi linguistici, sociali e scolastici, l’autore di monografie di successo, come quelle sui vicoli e sui palazzi di Roma edite dalla Newton Compton, il trascrittore e curatore di un prezioso inedito in romanesco del Quattrocento, il diario del confessore e direttore spirituale di Santa Francesca Romana, di grande interesse linguistico e storico. Si dovrà anche ricordare il direttore di periodici come “Rugantino”. “Voci dialettali”, “Voce romana 2000”, il fervido presidente di associazioni culturali e il vivace comunicatore di temi di attualità in rubriche della RAI e in diverse televisioni private.

Di una vita così operosa e appassionata l’aspetto intimo di ricerca spirituale ce l’offre questo libro di poesia, pubblicato sotto gli auspici del Centro ricerche letterarie “Vincenzo De Bartholomaeis” dell’Università degli studi dell’Aquila e arricchito dalla felice prefazione di un autorevole studioso come Vittoriano Esposito. Il quale offre al lettore gli utili chiavi interpretative, anche tenendo conto di una giovanile Confessione ai lettori di Carpaneto, da cui traspare con evidenza il suo programma poetico: “Per me la Poesia è storia della coscienza, è giustificazione di stati d’animo, è vivida catarsi di una vita veramente ed intensamente vissuta”. E aggiunge: “Ma, in quanto storia, essa deve avere addentellati con le precedenti espressioni, deve riferirsi al passato, pur dando ascolto ad un potente anelito di libertà e di autonomia”. L’esigenza sopra ricordata di esprimere la propria interiorità, le esperienze profonde di un cammino umano, è convalidata da questo passo: “La poesia semplicemente polemica, quella che vuole immediatamente reagire ad altre scuole o indirizzi poetici, prescindendo dalla genuina confessione del proprio io, perde il valore vitale di poesia, di libera attività creatrice dello spirito. Per questo convincimento io ho cercato di ascoltarmi e di narrare sinceramente i miei stati d’animo, i miei momenti, chiari ed oscuri, in forma personale”.

La parola Poesia, scritta, nel primo passo riportato, con l’iniziale maiuscola la dice lunga sul profondo rispetto per la sacralità del fatto poetico. Ecco il testo giovanile intitolato Il poeta, nella strofe finale non del tutto estranea a un’aura pascoliana: “Attinge, o poeta, al tuo fonte, | che è fresco di vita, il mortale.| Si placa dall’odio; con fronte | serena si volge | oblioso, e al cammino usuale | ritorna”. Leggiamo ora una poesia molto più tarda (1999):“È morto un poeta. | Quel soffio divino che al fango deliro | d’Adamo la vita ha donato, | ha lasciato la mano giacere | sul brivido bianco del foglio | in attesa. | [...] Si sono squarciate in cielo le nubi, | han sospirato di dolore i tronchi, | Gesù sulla croce ha sentito | nuovo lo squarcio dei chiodi. | È morto un cuore al bene, | una nota calda d’amore: | è morto un poeta”.

La musa satirica si affaccia soltanto per un momento, per una gustosa polemica sui mali della scuola italiana. Ma il resto del libro è serio e pensoso, con l’incombente ombra della fugacità della vita e del mistero della morte. I grandi temi esistenziali sono tutti presenti. L’amore: “Ho letto in un libro quel giorno | aperto dalle tue dolci mani | ciò che lega la vita e che la crea. | Ho sentito la gioia del vivere | di due foglie da un unico stelo; | ho sentito il sereno cadere | insieme nell’autunno”. Ed ecco quella delicata forma d’amore, meno presente nella storia della poesia, che è l’amore coniugale: “Il capo sul tuo seno | rivive lontani ricordi | d’una felicità che sembra d’oggi. | È la tua fresca gioventù congiunta | al tuo sguardo di giovane madre, | quando il sorriso è un cielo che domina | gioie e dolori”. Poi, l’amore paterno: “Tocchi e dai vita | guardi ed esulti | tu, che stai vicino | anche alle cose lontane. | Attorno ai tuoi balocchi, | dal tuo giuoco resi vivi, | c’è l’aria d’un mondo fatato | sospeso in un cielo di stupore”.

Particolarmente ricco e articolato il tema religioso che rappresenta forse il lievito più creativo del libro. Molto incisive le immagini del Christus patiens :“Cielo e terra, tu, Cristo, l’hai sentito | il dissidio che tutti ci sconvolge...”. Vero Dio e vero uomo è uno dei testi più alti e intensi: “Era risorto, ma dall’abbraccio | del padre divino | inquieto si disciolse | e ritornò tra il fango dal suo sangue redento. | ‘Fui vero uomo anch’io!’ | – grida piangendo nel turgido vento – |. Ma sordo è il cuore alle turbe sviate.[...] ‘Vero uomo’ – riecheggia lacrimando | il turbine che lacera | le foglie impazzite | e succhia i tiepidi nidi –. ‘Fui vero Dio!’ | sussurra Cristo al fango | che filtra i raggi acuti, | lance dorate...”. Non mancano preghiere e invocazioni a Dio, come questa che potrebbe ricordarci la tensione di certi slanci religiosi di Ungaretti: “Con nelle vergini mani | i petali sfatti dei giorni | mi sentirò radice | del Tuo volere: | la Tua luce farà sacro il mio giorno”.

Perché il libro ha questo titolo? Rotaia interrata è il titolo di un’amara poesia del 1962. La rotaia, ossia una guida del cammino, è colma di foglie e di rifiuti. Assomiglia a un mondo sconfitto. E il poeta si dichiara solidale non con chi brama “la vittoria che tumida esplode”, non con l’Icaro che tenta “il salto sciocco a conquistare il cielo”, bensì con “l’erba strappata dal torrente, | il sasso trascinato, il pomo turgido | tra il fermento inquieto di formiche, | la rondine morta, lontana | dall’ospite grondaia loquace, or sull’asfalto sporco”. La conclusione gnomica è che “Solo nel pianto si sente la vita”. Le immagini che precedono suggeriscono chiaramente la tonalità dominante e il senso di questo libro.

Recensione
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