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Il turbinio della vita - Le ragioni del vivere

Meno male che c'è la poesia

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prof. Daniele Giancane

Su questa pagina sovente si affacciano poeti di indubbia caratura, molti dei quali conosco e stimo da diversi anni - da Rino Bizzarro a Nicola Accettura, da Mariella Ceglie a Giulia Notarangelo, da Marco I. de Santis a Gianni Palumbo, da Anna Gramegna a Elena Diomede, da Mara Venuto a Maurizio Evangelista, da Teodora Mastrototaro a Pasquale Vitagliano, da Tommaso Perdonò a Nico Mori, da Rosalba Fantastico di Kastron a Giuseppe Napolitano, da Giulia Poli Di Santo a Marcello Ariano, da Giovanni Di Guglielmo a Franca Fabris, da Zaccaria Gallo ad Antonio Spagnuolo, da Franco Tilena a Cosimo Rodia, da Nunzio Tria a Maria Pia Latorre, da Marta Mizzi a Dina Ferorelli, da Giovanna Pesce a Iole de Pinto, da Olimpia Binetti a Leopoldo Attolico, da Lizia De Leo a Federica Introna, da Paolo Polvani a Filippo Silvestri e tanti altri ancora (l'elenco che ho fatto non è certo esaustivo) - altri li vado conoscendo grazie a facebook.

Pasquale Bennardo, per esempio, coi suoi epigrammi salaci; Riccardo Mazzamuto, con la sua poesia intensa, realistica, a volte ermetica, qualche altra volta onirica; e Pasquale Montalto, singolare figura di psicanalista e poeta, autore di una scrittura che tende alla rappresentazione dell'uomo 'integrale' (una scrittura, cioè, che è abbandono e impegno allo stesso tempo, sociale e lirica insieme).

Il libro che ho fra le mani, "Il turbinio della vita e Le ragioni del vivere" è un libro appunto di due autori: de Cadaval e Montalto, che trovano una profonda sintonia di sensibilità.

La poesia di Cadaval (1933) - apprezzata sinanche da Quasimodo, Montale, Ungaretti, Silone & C. - si intreccia (la prima parte contiene poesie di Cadaval, la seconda di Montalto) con quella di Montalto. Il dettato metaforico di Cadaval, la sua leggerezza e il tono quasi conversativo ("Uscii in macchina nella notte / lasciandomi dietro / il latrare di uomini / lontano a semicerchio il cielo guscio delle colline"), oppure "è ingiallita la luce come in un tulipano"), si lega alla silloge di Montalto (alcuni testi sono in lingua inglese e romeno), che è però più attento alle ragioni dell'altro.

Posso dire che la poesia di Cadaval è attorcigliata (però magnificamente) a sé stessa, mentre la dimensione di Montalto (deriverà anche dalla sua professione) tende sempre ad avere comunicazione, a sprigionare positività, a trasmettere l'amore per la vita: "E' questo che mi piace del vivere / Il risveglio del mattino / Il cinguettio del fringuello / Il gatto accanto al camino / Le calendule messaggere in giardino / Il battito del cuore, il respiro...".

Nella poesia di Montalto dominanti sono le dimensioni dell'amore, dell'amicizia, dell'ascolto, con versi memorabili come "A te, io vento, porto / la carezza del tempo". Certo, a volte c'è una sorta di elemento etico/educativo ("Il mondo difendiamolo / trattiamolo bene / tutti uniti") che fuoriesce persino in pensieri un po' banali ("Al bambino non fate mancare / il calore e il latte della mamma") che Montalto - che certamente ha talento - in futuro farà bene ad evitare (la poesia non è da identificare col contenuto, soprattutto quando il contenuto è ovvio).

In sintesi: siamo davanti a un bel libro, che si legge con piacere. Un felice contributo al mondo della poesia.

Settembre 2019

Recensione
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