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Prefazione a
Il mio Pinocchio
di Pasquale Montalto

Daniele Giancane

Non è facile addentrarsi criticamente in quest’opera di Pasquale Montalto, che prosegue un cammino di ricerca ormai esteso attraverso quattro decenni. E non è semplice, perché la poesia di Montalto si situa all’incontro di varie discipline e di innumerevoli incroci: la dimensione estetica, ovviamente (ovvero la cura per lo scavo della parola); quella psicologica, che attiene anche al suo impegno professionale; quella antropologica ed etica (discorsi attorno all’uomo). Il tutto nell’alveo di una ‘attenzione all’altro’, che significa – come scrive anche in questo libro – tensione all’ascolto (‘Ascolta il fuoco…ascolta il cuore…’).

Per Montalto l’Io non esiste senza il Tu: senza giungere a Buber o a Kierkegaard, mi sembra questa persino la ‘ragione’ del suo stesso poetare. Non una poesia chiusa nel suo solipsismo, ma aperta al mondo. Persino ai rischi e alle incertezze del mondo. In questo senso, l’assunzione di Pinocchio come crocevia di universi.

Certamente ho letto infinite varianti e interpretazioni di Pinocchio, da quella religiosa di Bargellini a quella psi- canalitica (e secondo i due versanti essenziali: freudiano e junghiano), ma sempre attraverso studi e saggi. È la prima volta che tutto questo lo si ritrova in poesia. Il che dà modo all’Autore di non ‘predicare’ o dilungarsi in spiegazioni, ma di ‘vivere empaticamente’ la vicenda collodiana, soprattutto nel solco della ‘paternità’, dei padri, di cui ‘rimane solo l’ombra/ i resti del loro passaggio’. Tema forte, nel Nostro, che avverte il senso e la responsabilità del passaggio generazionale.

Pinocchio è allora il ‘Bambino interiore’, il personaggio di una ricerca di sé che è la ‘nostra’ ricerca.

A Pinocchio Montalto offre degli ammonimenti (a mo’ di grillo parlante): ‘Non cercare complicità scadenti’ e ‘non perderti fra le nuvole’, per esempio. Soprattutto, il problema di Pinocchio è di affrontare l’esistenza (‘Difficile è il nostro tempo’) non inseguendo il Paese dei balocchi, ma imparando a gestire il dolore e a praticare il perdono.

In questa poesia vibra il gioco degli archetipi e degli elementi primordiali (aria, terra, acqua, fuoco) anche se è il ‘fuoco’ l’elemento che l’Autore avverte più prossimo a sé: ‘È così bello il fuoco’, ‘Ascolta il fuoco’. Il fuoco che annulla e rigenera. A leggere con attenzione ci sono dei nodi centrali: il bacio, per esempio (‘…un bacio / la qualità della goccia’ e ‘Il bacio di Geppetto’) come luogo dell’unità e della ‘donazione’.

Solo attraverso la parola ‘maestra d’ogni alchimia’ tutto questo è possibile.

Non mancano accenni al tempo presente e alla qualità della relazione ai nostri tempi: ‘Stiamo costruendo / un mondo interrogativo…’.

È un libro importante, questo di Pasquale Montalto. Un libro incisivo, senza orpelli e ridondanze. Pieno di sentimento ma senza sentimentalismo. Colto e lieve al tempo stesso. Forse il migliore nell’iter poetico di questo intenso autore meridionale.

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