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Rosadasfogliare. Poesie d'amore, erotiche e di passione

Incontrare le poesie di Inine significa iniziare a scavare in un patrimonio comune, archetipico e biografico a un tempo. Ciò permette una mimesi profonda tra i lettore e i testi e questo in virtù da un canto della consuetudine con le immagini che li strutturano, dall'altro delle caratteristiche del linguaggio, del lessico, che quelle immagini plasmano.

Inine parte infatti da una esigenza profonda di carnalità, da un vitalismo euforico e affamato che si concede docile alle sinestesie ed arriva a salare il sangue del lettore traducendole in una parola nella quale è prima di tutto l'istinto a identificarsi, riconoscendovi il seme dei propri impeti e il sapore dei propri piaceri.

Sensualità di figure in 3D che innevano il senso del significante; significati che il percorso esperienziale di ciascuno trova riflessi in un gioco inesausto di corrispondenze elettive.

Allora attraversare quelle pagine diventa un viaggio erotico, sia in senso proprio che metaforico, si riscopre ad aver atteso l'amante come Inine l'ha atteso; ci si ricorda di aver amato come Lei ha fatto. Si entra in un labirinto con le pareti arredate dai propri ricordi e dai colori, dagli odori, dalle melodie delle proprie avventure amorose o artistiche: letteratura che diventa vita, scultura che diventa sesso, vedutismo bucolico che diventa paesaggio dell'anima. Solo che nella poesia, a differenza del reale, tutta la natura corrisponde al fuoco interiore; parteggia per la protagonista, si fa complice e talamo in un trionfo dei sensi del quale nella vita, i più fortunati o dovrei dire i più ricettivi, sperimentano solo approssimati patteggiamenti.

Recensione
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