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La trama: Quasi un secolo di storia - Nei primi anni del Novecento, a Monteviale, un paese del vicentino sopra i colli Berici, nasce Bruna, una bambina con doti di telepatia, a cui il destino non risparmia niente. Ultima di dodici figli, passerà dalle guerre alle morti degli affetti più cari. In età matura, rassegnata alla solitudine, un sogno le predice una vita nuova. Incontra e sposa Rino, un ricco industriale, vedovo e con tre figli adulti. Va ad abitare in Trentino, a Rovereto, una deliziosa cittadina nella valle del fiume Adige.

Di sorpresa, a quarantatre anni resta incinta in mezzo a una realtà complessa e al limite del vivibile. Sfiorerà la tragedia, ma con la sua saggezza riuscirà a tenere unite più generazioni all’interno della stessa casa e dell’intera famiglia.

La storia di Bruna è da salvare come patrimonio comune di un’intera generazione di donne, testimoni di un secolo segnato da vicende storiche e imposizioni culturali incredibili. Annamaria Cielo scrive ogni pagina con semplicissima eleganza che le deriva dall’esercizio poetico, e in Bruna coinvolge il lettore fino a renderlo testimone della storia che penetra con grazia e finezza psicologica, ma testimone anche di un mondo immaginifico, fatto di surreale. La grande capacità dell’autrice sta nel riuscire a dipingere i protagonisti, immersi nel quotidiano gioco della vita costellata di esperienze, con un uso sapiente delle parole. Di esse ama la musicalità, le avvicina creando degli accordi e le imprime del suo sentire che non dosa, ma che qui concede in modo incondizionato. La ricerca di equilibrio e di armonia nella scrittura è continua, accompagna ogni pagina, direi ogni riga del romanzo. Pur nella completa assenza di illustrazioni, le immagini sorgono e si imprimono negli occhi di chi legge e alcune, più di altre, rimangono indimenticabili, come Bruna, appunto. Ci sono varie linee di lettura che attraversano il romanzo.

Prima di tutto l'importanza della famiglia. Qui l’Intreccio dei sentimenti, delle emozioni, delle gioie e dei dolori è reso in uno stile sorprendente. Senza nulla togliere al piacere del ritmo narrativo, i ricordi respirano, prendono forma attraverso un procedere accattivante. La curiosità aumenta di pagina in pagina. Da quando esiste l'uomo, esiste la necessità di un rifugio: la storia della casa e degli spazi in cui le persone si muovono, lavorano, si divertono, è anche la storia dell'umanità. Le nostre emozioni dipendono anche dai luoghi che attraversiamo durante il corso della nostra esistenza: i colori, la luce e la disposizione degli ambienti possono generare solitudine, benessere, disagio o stimolare la creatività.

E la storia di una casa coincide spesso con la storia di una donna, di una madre, di un focolare. Per le donne è quasi imprescindibile parlare di famiglia, di casa.

Le tre case: Casolare Dani a Monteviale, Casa a Rovereto e pastificio Cielo, Casa di Folgaria …. E la casa diventa anche il luogo dove si sperimenta l'esperienza della soglia, del passaggio, del cambiamento. Fin dalle prime righe sorge nitida la prima immagine, è quella di Bruna che scopriamo nell'intimità dei gesti domestici, una donna che pur semplicemente intenta nelle faccende emana un fascino misterioso che supera la femminilità, tratto che l’accompagnerà per tutto il romanzo. A lei si affianca subito un’altra figura, la madre Eleonora. Orgoglio e dignità le contraddistinguono e sembrano essere le due componenti più forti del temperamento di entrambe. Annamaria sa essere coinvolgente fin dall’esordio. Fra le parole, poi, si celano frasi ad essere ricordate per la naturalezza con cui si inseriscono nel contesto, frasi che gettano in una sorta di dolore dall’origine indefinita che pochi sanno rendere altrettanto credibile : La nostalgia e la rabbia uccidono se diventano un’abitudine …

È forse in questo che meglio si apprezza la capacità narratrice di sentimenti e di emozioni. Nella morte di Eleonora, madre di Bruna, si legge: È destino che le persone sagge muoiano quando il loro dovere è compiuto. Così il buio glielo scrisse la luna, nell’ora di una notte chiara sulla riva del sonno. Si sentiva vecchia, i seni pesanti dal latte donato, le gambe gonfie. Aveva camminato verso il giusto e l’onesto.

Le stesse citazioni in dialetto veneto sono espresse nel dinamismo di imprescindibili dialoghi, mai segnalati dalla punteggiatura, quasi sottomessi alla forza del ricordo che, nel suo fluire, diventa presente, un presente che scava nel cuore e fotografa il momento in cui si accende la scintilla...: “Lo sa anca el can del pignattaro che se va in serca de rogne”, lo sa anche il cane del rigattiere che si cercano guai.

Bruna, Eleonora e la loro casa: il casolare Dani - La riflessione qui è puntuale, acuta, tesa, a volte ironica, sempre addolcita dalla consapevolezza che tutto possa essere vissuto con uno sguardo paziente (dal latino patior-patire, ma anche come Carità, una delle virtù teologali, come dice San Paolo: “la carità è paziente”). Sguardo indirizzato alle possibilità future, a un cambiamento costruttivo. Bruna, come sua madre Eleonora, non si abbandona mai definitivamente. Felicità e disperazione sono scritte nella pagina in un'alternanza del tutto naturale e domestica, rendendo varia e ricca di contenuti la trama non scevra da flebili note di mistero. Si tratta sì di un romanzo d’amore, privo però di sdolcinato romanticismo, poiché mantiene la caratteristica di veritiero specchio in cui molte donne potrebbero riflettersi, ritrovando una parte delle loro esperienze, una scheggia del loro vissuto, una tessera di quel misterioso mosaico che è la vita. Non c’è abbattimento, apatica presa di coscienza: vivere è agire e reagire.

Bruna amore dolore e sogno - Bisogna fare un passo indietro per sentire la profondità delle nostre radici, quelle che trattengono l’infinita trama degli eventi nella cornice della storia. Siamo fatti di tempo. Non importa quale sia il nostro confine. Bruna conosce Corrado, detto Rino, vedovo con tre figli. Eleonora si oppone. Nonostante tutto, Eleonora ama sua figlia: Appena furono vicine, se la prese tra le braccia come fanno le vecchie radici di un ulivo, giù, fino a stringere la terra.

Gli effetti dominanti della vita non si dispongono mai sull’orizzontale ma sulla verticale. Una verticale dove le soglie accompagnano verso nuovi piani ...i piani, la casa …. C’è, quasi latente, sempre un movimento lineare verso un alto spesso sottolineato dagli ambienti della casa e dal cambio dei piani. Dal piano della realtà ancora più su, verso quello più fluido della fantasia e dello spirito, o verso le porte che si devono attraversare, sono passaggi per andare oltre il velo, per aprirsi a una nuova visione, a un nuovo panorama sia esso panorama del mondo o dell’anima. La solitudine qui si fa accogliente.

La grande casa mi ha dato un grande insegnamento, quello che un uomo non rimane mai allo stesso livello. Mia madre ed io mentre la nostra vita si scioglieva e si riformava, siamo precipitate dal pian terreno al secondo piano.

La casa è qui, non solo la scenografia su cui sono incise le tracce di un'esistenza intima e familiare, ma è anche il mondo come è: controverso nei suoi cambiamenti. Possiamo uscire da un certo stato d’animo per entrare in un altro. Possiamo uscire dal nostro mondo ed entrare in un altro. Possiamo ritornare da un altro mondo e godere della nostra realtà.

Ritratti: Nella stessa proprietà dove Bruna vive con la nuova famiglia c’è anche il pastificio.. e la storia degli operai. Le storie del pastificio e della casa s’intrecciavano tra di loro per ricavare il meglio della vita. Si cresceva e si invecchiava insieme tra un reticolo di sentimenti e un reticolo di avvenimenti...

Il pastificio e il rapporto tra uomo e macchina sono tra le pagine più immaginifiche del libro: Giallo del grano duro diventa una farina, soffio continuo nell’acqua per l’impasto. .. Il faraone della macchina e la formica ansiosa del tempo s’incontrano. L’amore è compiuto...

Bellissima la figura di Rino, il marito di Bruna, uomo intelligente, determinato, istrionico, generoso, sempre vigile. L’autorità era il padre.

La tragedia. Con l’arrivo in casa della cognata Isetta, sempre vestita in nero, la cognata che si metteva sempre in bocca una frasetta, compatta come un sasso, e l’umiliava, in Bruna comincia la disperazione, fino a un gesto inconsulto... Isetta, rapace della tranquillità.

La giovane figlia. Bruna era preoccupata per la figlia, una ragazza inquieta e ribelle. Le confidava: non so come prenderti. I cardi li raccoglievano insieme, ma insieme tacevano come un gregge....

C’è un brano che lascia in cuore una velata nostalgia, una malinconia che la scrittrice continua a sentire e a farci percepire con un sorriso materno, "disteso come un'onda" che resta nella tenerezza dei ricordi. Nell’abbraccio della danza viene meno la distanza fra padre e figlia, tra marito e moglie. Rino, patriarca severo e imprevedibile, marito innamorato e a volte inconsciamente ingiusto, perde i contorni che lo hanno reso quasi inaccessibile, (pag.133): il pavimento della terrazza, nell’albergo “Stella d’Italia” a Folgaria, era pieno di aspiranti ballerini. La musica svelava uno stato d’animo montanaro nella mazurca e uno stato d’animo romantico nel valzer. Insegnante d’eccezione e dai modi impeccabili: il padre. Quasi signorina la figlia, con una sua mano che riposava sulla vecchia spalla, e la pressione di un palmo forte che le cingeva la vita. Quando toccò alla madre, il suo abito era spumoso, alzava la testa in una torre di felicità.

La sincerità dei sentimenti, il potere del sogno, la forza dei legami, anche l’odio, anche l’invidia, anche la gelosia, anche la crudeltà, sono i veri protagonisti di questa grande storia di famiglia allargata, metafora della storia di un'epoca, espressa con rara intensità. Come rara è la figura di Bruna che con la sua saggezza riuscirà a tenere unite più generazioni all’interno della stessa casa.

Recensione
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