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…E il Comune di Nicosia finanziò l’antica lingua di Mistretta

Ciascuno di noi ha un lessico più o meno ricco di termini e locuzioni dialettali e, più o meno, povero di vocaboli stranieri. Questa asserzione è generalmente proporzionale all’età anagrafica dell’individuo. Più si è avanti con l’età più termini dialettali della propria regione si conoscono. Con l’avvento della radio e della televisione e della conseguente omologazione linguistica, nel corso di alcuni decenni si sono spazzati via dal linguaggio comune corrente, in nome di un distorto concetto di progresso, una serie alquanto vasta di vocaboli dialettali, un patrimonio linguistico che, già negli ultimi decenni del secolo scorso e in questo scorcio di inizio secolo del nuovo millennio si va velocemente prosciugando.

Attenta a questo fenomeno in atto, Graziella Di Salvo Barbera, vissuta fin dalla tenera età a Mistretta fino a quando sposatasi si è trasferita a Nicosia (comune confinante, ma con un dialetto completamente diverso essendo quella cittadina un’isola linguistica che per diversi secoli si è espressa in gallo – italico) dove attualmente vive, ha raccolto circa 6000 vocaboli comunemente in uso a Mistretta fino a pochi decenni fa ma oggi pressoché scomparsi presso i Bar del Corso e gli altri pubblici locali. Non a caso, quindi, Graziella Di Salvo ha battezzato il libro con il titolo “A me casciaforti” volendo dire “Il mio scrigno”.

Parole come Abbonè (meglio che niente), Chenca (combriccola, comitiva), Jazzu (giaciglio), Cabbuonu (ma va, cosa dici), Ntravardari (custodire, proteggere), Papacchiu (sciocco, sprovveduto) oggi sono desuete e stanno in bocca solo dei nonni di Mistretta che hanno buona memoria, ma sono sempre state sconosciute a Nicosia.

Per questo risulta particolarmente lusinghiero, per l’autrice, che il volume che consta di circa 180 pagine, sia stato pubblicato con il contributo del Comune di Nicosia e con il patrocinio della provincia di Enna, ripagandola della insensibilità riscontrata presso la civica amministrazione di Mistretta.

Già autrice, circa un decennio fa, di una bella raccolta di poesie dialettali premiata in varie zone della Sicilia da eminenti studiosi per il felice connubio di ricchezza lessicale e scenografica e il suo delicato lirismo, la Di Salvo ancora una volta arricchisce questa sua ultima opera con una decina di nuove poesie dialettali che danno vita e vigore alle parole del vocabolario.

Recensione
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