Servizi
Contatti

Eventi


Rossi, paladino della natura

Vincenzo Rossi, scrittore molisano oggi ottuagenario, nato a Cerro al Volturno nel 1924, , è un conclamato paladino della natura per l’impegno ecologico che da quarant’anni ha sempre profuso nelle sue numerose opere di narrativa, poesia e saggistica. Un marchio profondo che connota la sua tematica quale sfondo costante di varie trame.

La più recente fatica letteraria di questo ancora prolifico autore (che, come scrive il critico letterario Antonio Crecchia in un suo recente saggio dal titolo “La folle ispirazione”, è “sconosciuto alle masse popolari”) è il romanzo “Amore e guerra” (Edizioni del Centro Studi Letterari “Eugenio Frate”, di Rionero Sannitico, pag. 331). Seppure, vagamente, il titolo ricorda “Guerra e pace” di Leone Tolstoj questa opera si nutre di assoluta autonomia di ispirazione e di tanto ci si rende conto già alla fine del primo capitolo.

Spesso mi capita di avere tre o quattro libri cominciati che vado alternando, a seconda del tempo che mi posso, di volta in volta, concedere. Mi capita di ritrovarmeli sulla scrivania e sul comodino in paziente attesa. Contrariamente a tali abitudini “Amore e guerra” ha catturato l’attenzione tenendola desta fino alla fine perché il libro è congegnato con assoluta maestria: una volta dentro la storia l’attenzione è calamitata, fino alla fine, verso i suoi successivi sviluppi.

L’impalcatura della trama si nutre di un linguaggio corposo, denso di humus vitale, profondo e contemporaneamente leggiadro; denso e fresco come le acque del fiume che scorre ai piedi di Lina e Peppino, protagonista, quest’ultimo, di una avventurosa storia che si protrae nei decenni centrali del secolo scorso.

Peppino incarna le tragiche peripezie dei giovani soldati italiani che chiamati alle armi appena due mesi prima dell’armistizio dell’otto settembre 1943 vissero da sbandati, fra l’incudine delle milizie tedesche che rastrellavano uomini e donne e, dopo il richiamo alle armi, l’avvilente condizione di soldati-schiavi delle forze anglo americane, con appendice di stupri e violenze subiti dalle popolazioni occupate. Insomma, il sinistro contrasto fra gente dedita alla coltivazione dei campi e la selvagge ragioni di guerra.

Dal libro si coglie una alta capacità espressiva dell’autore e la conferma di quanto sia effettivamente meritata la stima che diversi critici nutrono nei suoi confronti. La personalità del protagonista, che si intuisce come una immagine riflessa dell’autore, viene fuori marcata e limpida. Un lavoro, ritengo, che merita una dignitosa collocazione fra le migliori opere della letteratura contemporanea. E piace scoprire che critici di solidissima esperienza quali, per fare due soli nomi fra tanti, Giuliano Manacorda e Giorgio Barberi Squarotti siano concordi negli apprezzamenti.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza