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Auto/Ritratti

Gli “(Auto)ritratti” di Sebastiano Lo Iacono, Tatà per amici e familiari, è una delle ultime pubblicazioni che si avvicendano nelle edicole locali. Si tratta di un corposo volumetto di oltre 240 pagine, stampato con la sigla editoriale Mistrettanews2012. Il libro, che in copertina si avvale della riproduzione di un quadro dell’artista Antonino Tamburello dal titolo “Crepuscolo onirico”, raccoglie una serie di commenti sulle opere letterarie e artistiche di una densa schiera di autori mistrettesi, in prevalenza contemporanei, in precedenza singolarmente pubblicati sotto forma di prefazioni di libri di poesia e depliant artistici, nonché relazioni di manifestazioni culturali e lettere semi ufficiali ad amici scrittori.

Scrive, fra l’altro, l’autore nella sua prefazione: “Questi (auto)ritratti hanno un destinatario: Mistretta, città madre e paese dell’anima. Sono cenno, segno e simulacro di un amore (temo non ricambiato) alla città natale. Sono frutto di un’amicizia anche intima e intensa. Amicizia e innamoramento sono stati i moventi. Auspico che non siano rinviati al mittente. Sono fotografie di identità individuali che danno statuto ontologico al ritratto della mia identità. Sono riflessi. Immagini speculari. In loro mi conosco e sono ri-conosciuto”. Chi sono, quindi, questi individui che, nel tempo, hanno inconsapevolmente offerto l’occasione di dibattere temi culturalmente proiettati nelle varie latitudini della umana dimensione a colui che attentamente osserva le originali escrescenze verbali e/o immaginifiche del territorio? Antonino Pagliaro, Mario Biffarella, Enzo Salanitro, Giuseppe Sirni, Giuseppe Ciccia, Felice Pignatello, Francesco Maria Di Bernardo Amato, Mariangela Biffarella, Enzo Romano, Liborio Oreste, Tommaso Aversa, Nella Seminara, Nina Valenti, Liria Ribaudo, Mariano Bascì, Noè Marullo, Gaetano Di Bernardo Amato, Gaetano Todaro nonché l’autore del libro e l’autore di questo articolo. Il libro, quindi, è per Lo Iacono l’occasione per ri-parlare di temi a lui cari: dallo studio colto del linguaggio, espresso dalla magistrale avventura professionale del professor Pagliaro alla lingua popolare magistralmente interpretata dai racconti di Enzo Romano; dall’arte pittorica a quella scultorea; da quella fotografica antica a quella moderna; dalla poesia alla narrativa.

Questa sorta di specchio che soggettivamente filtra e sintetizza l’alterità, offre, al contempo, ai soggetti focalizzati, specchiandosi, la possibilità di godere di una propria immagine con chiaroscuri diversi da quelli abituali, più gratificanti rispetto ad una generalizzata indifferenza da parte di quella umanità rivolta altrove che quotidianamente rincorre soluzioni di stabilità in un mondo perennemente precario: “Enzo incespicava con gli SMS e decisamente rifiutava le e-mail. Questo non significa che fosse fuori dal tempo. Sono, piuttosto, certi giovani che rifiutano la lingua madre in quanto abitano in un tempo falso e in autentico”. Spesso la necessità di elevarsi dal quotidiano (pur essendovi perfettamente integrati) è per l’artista e il poeta una specie di dannazione cromosomica dalla quale non si guarisce e che fa sentire isolati. Trovare, ogni tanto, uno “specchio parlante” che armoniosamente ricompone la frammentata immagine del sé aiuta a ritrovare la oggettività persa nei meandri delle sere che chiudono i sogni e bisogni quotidiani.

E pure, questa specie di smania ritrattistica che giova al ritrattato e al ritrattante, questo “specchio parlante” non si limita al mero riflesso dell’immagine asetticamente circoscritta poiché il periodare è frequentemente e piacevolmente fabulatorio: “Pignatello girò paesi e città, contrade e trazzere, masserie di campagna e terrazze di famiglie borghesi e aristocratiche, cucine e fucagni, forse bordelli e certamente salotti dell’alta borghesia terriera onde sfogare la voluttà del guarda che ti guardo, vera e propria follia, ebbrezza, delizia, estasi, eccitazione del vedere dal mirino di un qualche strumento fotografico che, sicuramente, all’epoca, era privo di diavolerie tecnologiche”. Annunciato, in apertura del libro, come volume primo questo(Auto)ritratti avrà evidentemente un seguito e la qual cosa servirà a consegnare ai posteri del nostro circoscritto territorio un pezzo dello specchio culturale di questo nostro tempo che tristemente s’invola.

Recensione di Filippo Giordano – Il Centro Storico n. 8-9 anno 2012

Recensione
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