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Avevo undici anni

Ottimo affabulatore, dotato di una spiccata vena ironica nonché di un’ottima memoria, l’autore scandaglia con discreto umorismo dentro il suo remoto passato di fanciullo facendo vividamente riaffiorare tenui episodi familiari che affondano le radici nell’immediato dopoguerra, durante il periodo che le famiglie italiane, con impegno lavorativo quotidiano e costanti sacrifici economici tendevano gradualmente a risollevarsi dalle sciagure ereditate dal fascismo e dalla guerra.

Riaffiorano così dal passato contadino, comune a gran parte dei paesi italiani di allora, verbali ricordi di usanze e costumi d’epoca, descritti con maestria, come pittore che col pennello abilmente tratteggia i propri quadri.

Recensione
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