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Tutti pazzi per Mistretta.
Dopo il racconto di Taormina un nuovo volume di Romano rende omaggio al comune dei Nebrodi

Vivisezionata, adulata e raccontata: per il casuale (ma non tanto) incrociarsi di riflettori che quasi in concomitanza ne illuminano il carattere e la favella. A essere decantata è Mistretta, con le sue virtù trascorse e le potenzialità future, tramite due diverse pubblicazioni. La prima già presentata il 21 maggio scorso presso i locali del Circolo Unione, “Racconto di Città – Mistretta”, dell’architetto Francesco Taormina, docente all’Università di Roma, Tor Vergata che raccoglie in sintesi, con l’ottica particolare del tecnico, le immagini attuali e si fa promotore di una serie di iniziative future. Il secondo Cuntari pi nun scurdari (Raccontare per non dimenticare) del maestro Enzo Romano, edito dalla Università di Palermo, presentato presso l’aula magna della Scuola Elementare, il 13 agosto scorso.

Entrambi i volumi hanno visto la luce grazie all’Associazione Progetto Mistretta ed al suo periodico il Centro Storico. Il primo in quanto direttamente pubblicato, il secondo perché frutto di una stagionata valorizzazione sulle pagine del mensile edito dalla Associazione diretta da Antonino Testagrossa, che da alcuni anni pubblica mensilmente i racconti di Romano, fatto che ne ha consentito la scoperta da parte del mondo accademico.

Più precisamente a farsi ambasciatore presso i suoi colleghi è stato il professore Giuseppe Martorana, docente della Facoltà di Lettere, che nei racconti di Romano ha intravisto dei reperti linguistici di indiscusso valore. “Cuntari pi nun scurdari – afferma in prefazione Martorana – è un testo che racconta tradizioni mistrettesi e attraverso di esse si configura il cosmos, cioè il mondo di Mistretta e dell’aria nebrodense, così come la memoria di Enzo Romano lo recupera e la sua penna lo mette in scena. (...) Un cuntu narrato diviene così mythos, che può venire scritto nei libri sacri, raffigurato nei frontoni dei templi, scolpito in figure mitologiche.”

Il volume di Romano raccoglie una ampia selezione di racconti (per l’esattezza 16) e in appendice riporta un glossario, grazie al quale i più volenterosi fra le nuove generazioni possono rinsaldare i loro legami con la lingua dei loro antenati.

Una lingua che ancora pochi decenni fa era possibile ascoltarne l’eco fra i tanti vicoli di Mistretta, quando le comari si chiamavano da un balcone all’altro o le mamme chiamavano i loro figli intenti a giocare per strada. Una lingua che affonda le proprie radici fino a qualche migliaio di anni fa; allabinirica, ad esempio, è una esclamazione di compiacimento che ancora qualcuno usa. La etimologia della parola (Allah benedica!) ci porta indietro nel tempo, fino alla dominazione araba della Sicilia. Per fare questo regalo alla cultura il maestro Enzo Romano è arrivato da Calalziocorte in Lombardia, dove risiede da circa 40 anni, da quando partito a trent’anni per la pianura padana con alcuni versi in tasca, ha tenuto sempre saldo nel cuore il grande amore per la sua terra d’origine, un amore più volte straripato dentro queste sue creature di carta chiamati libri.

Recensione
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