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Donne allo specchio – I più bei racconti della letteratura italiana al femminile

Alcuni racconti di Maria Messina

Recentemente la BUR (Biblioteca Universale Rizzoli) ha pubblicato una corposa antologia di racconti suddivisa in due parti di 15 scrittrici italiane nate nell’arco di tempo compreso fra il 1840 e il 1892. Nella prima parte, composta da 678 pagine, col titolo “Donne allo specchio, i più bei racconti della letteratura italiana al femminile”, Guido Davico Bonino, curatore dell’antologia ha inserito 56 racconti secondo un ordine cronologico di nascita delle rispettive autrici: Caterina Percoto, Marchesa Colombi, Bruno Sperani (pseudonimo di Vincenza Pare Spérac), Neera, Contessa Lara, Carolina Invernizio, Matilde Serao, Regina di Luanto, Annie Vivanti, Ada Negri, Grazia Deledda, Paola Drigo, Amalia Guglielminetti, Maria Messina, Mura. Nella seconda parte lo stesso curatore, dirigente editoriale, docente universitario, critico teatrale, saggista, che per BUR in passato ha curato diverse altre antologie, ha inserito alcune “novelle e fiabe per fanciulle e bambine” scritte dalle stesse autrici.

Complessivamente il libro, che supera le 800 pagine, offre un ampio ventaglio di storie ambientate nell’Italia di fine Ottocento e primo Novecento, storie che, come osserva Guido Davico Bonino, furono presto dimenticate in quanto non godettero del plauso della critica militante di allora se è vero che ben poche furono le pagine letterarie ricordate nei volumi riservati ai Narratori dell’Ottocento e del Primo Novecento fino agli anni ’60 e ancor meno le autrici. Lo spazio e l’attenzione per la letteratura femminile cominciò a ingrandirsi grazie ai movimenti femminili nati successivamente agli anni 60 che giustamente pretesero una maggiore attenzione alle problematiche di genere dagli editori.

Lo stesso Davico Bonino menziona a tale proposito, in prefazione, un folto stuolo di studiose e docenti universitarie che nel corso degli ultimi decenni hanno approfondito e messo in risalto aspetti e caratteristiche delle scrittrici precedentemente inosservati. Il parziale oblio subìto per diversi decenni da Maria Messina è stato quindi un comune destino del quale hanno sofferto in tante. Curioso, nel caso della Messina, è il fatto che la sua riscoperta sia avvenuta ad opera di un uomo (Leonardo Sciascia) scrittore la cui autorevolezza ha spianato il ritorno del consenso, ma è da rilevare anche che, successivamente a tale riscoperta ad opera maschile, Maria Messina è entrata nelle grazie di diverse donne importanti che l’hanno sostenuta, a cominciare da Elvira Sellerio, editore di Palermo che con le sue pubblicazioni ha materialmente reso possibile la conoscenza della scrittrice a noi contemporanei e proseguendo con tutte le altre che, a diversi livelli, hanno scritto in seguito articoli, recensioni, libri e tesi di laurea come, ad esempio, le docenti universitarie Patrizia Zambon ed Elise Magistro e inoltre Clotilde Barbarulli, Luciana Brandi, Roswitha Schoell Dombrowsky.

In questa antologia che ritrae l’Italia di un secolo fa Maria Messina è presente nella prima sezione coi racconti “Casa paterna”, “Gli ospiti”, “Le scarpette” tratti dalla raccolta originaria dal titolo “Piccoli gorghi” mentre nella seconda sezione è presente col racconto, dedicato ai piccoli lettori, dal titolo “Fiorita, Fiorina e Fiorella” tratto dal libro “I figli dell’uomo sapiente”.

Recensione
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