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La poesia? Una comica spelonca

La poesia? È una “cosmica spelonca” che offre riparo a chi vivendo  “nella fitta boscaglia della strada | fra spintoni ed urla” è costretto a misurarsi ogni giorno con le avversità della vita, sia nella veste di vittima impotente quanto in quella di funesto messaggero: “Portando notifiche ho conosciuto gente | dal frigo semivuoto | umidità e buchi alle pareti fino al tetto | e povertà che la fa ricca di follia | e di bestemmiante rassegnazione”. Lo asserisce il palermitano Giovanni Dino nel  poemetto che porta il titolo “E ritorno a te.

Con uno stile terso, in bilico fra confessione e invocazione, Giovanni Dino, come uno scrosciante ruscello collinare, alterna al trasparente flusso dell’acqua le schiumose increspature che si formano sbattendo sugli ostacoli pietrosi che si incontrano lungo il percorso. Una maratona di 644 versi che spesso attraversa quella “cosmica spelonca” la quale racchiude anche momenti di erotiche pulsioni fra il poeta e la poesia con versi di riuscite illuminanti allusioni: “Ritorno a te | mia sconosciuta dea | che mi conduci nei tuoi segreti altari | (…) Ritorno a te mia cara | fra le carnali mura del tuo immenso spirito | ad intrecciare fiati caldi e cadenzati | (…) Ritorno a te | a darti svuotandomi”. Ma la bramosia del possesso spesso resta solo una aspirazione e non alimenta eccessive illusioni di duraturo soddisfacimento perché la poesia, seppure invocata, non si concede oppure fa fugaci apparizioni solo dopo estenuanti appostamenti. E, d’altronde, se “per dannazione e bacio divino” l’incontro, infine, si concretizza il poeta ne guadagna solo una “corona senza reame” perché egli è “un fiero dannato | una voce fra sordi”.

Una poesia estremamente sincera quella di Giovanni Dino, redattore della rivista edita a Monreale, “Spiritualità e Letteratura”, spesso introspettiva, denudata del mantello di retorica in uso al vate di dannunziana memoria. Inoltre c’è anche la tagliola di quel “vestito di rara sensibilità” che pungola costantemente le carni del poeta ma, per fortuna, non quelle della poesia che riesce ad incantare sempre e comunque il mondo circostante.

Recensione
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