Servizi
Contatti

Eventi


Per riscoprire il dialetto liminese e la memoria del poeta

Il selvatico “ghjastru” (olivastro) e l’addomesticato (‘nzitatu) ulivo; due facce di un essere che affondano il tronco nella medesima radice: il prima e il dopo di chi crescendo nel burrone “nta na junta di terra”, forte di fronte alle intemperie è, infine, domato e trasformato.

“Fantasimi”, di Giuseppe Cavarra, edito dalla padovana “Venilia editrice” è un poemetto mirabile, scritto in dialetto siculo-liminese, che alterna un periodare rapido e robusto a tenere e dense immagini naturali, ciascuna delle quali, così come tutto il poemetto, può tradursi in una molteplicità di metafore: “manca a luna | e nte strati chjini d’ummiri | u gghjastru si voli fari lumera | tutta a notti” (manca la luna | e nelle strade piene di ombre | l’oleastro si vuole fare lucerna | tutta la notte).

Osserva, nella prefazione, Manlio Cortelazzo: “Fantasimi non è metafora ansiosa di interventi soprannaturali, ma apparizione di ricordi radicati, che faticosamente spuntano dalla terra materna e, come gli eterni olivastri, che resistono a feroci siccità e ad eccessi d’acque, si stendono vivi nella memoria del poeta”.

Il dotto uso del linguaggio arcaico, la vivida presenza di flora e fauna indigena, l’agile montaggio dei 27 brevi componimenti, l’originalità della trama e la ricchezza di possibilità di interpretazione della intera opera (che potrebbe anche essere interpretata come metafora del dialetto che si modifica in lingua nazionale, con l’innesto apportato dai mass media; innesto che riduce ad un pallido ricordo –fantasimi- le antiche espressioni dialettali) fanno del poemetto una lucida perla di opera dialettale: “U gghjastru | l’arma s’a senti tagghjari. | Nan vota mancu u coddhu | a pirara campanara. | Sulu a turtureddha | cci fa a vava piatusa | vardannu di nta sciara” (L’oleastro | l’anima se la sente tagliare.| Non gira nemmeno il collo | il pero campanaro. | Solo la tortorella | gli fa l’occhio pietoso | guardando da dentro la siepe).

Un’opera, questa di Giuseppe Cavarra, che sia pure nella sua esilità, perpetua la grandezza di un dialetto ricco di sfumature e che fa del suo autore un poeta con “un grande avvenire dietro le spalle”.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza