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Giambattista Ortoleva da Mistretta. Chi era costui?

Giambattista Ortoleva da Mistretta. Chi era costui? è il titolo del nuovo libro di Sebastiano Lo Iacono, pubblicato nel corso del mese di Marzo 2020. A proposito dell’Ortoleva, nella sinossi del libro l’autore avvisa che “vissuto nel XIX secolo, sacerdote, già definitore dell’ordine dei Francescani Minori Riformati, teologo, filosofo e storico della Chiesa, non ne sappiamo quasi nulla. Nelle sue due opere, pubblicate nel 1874 e nel 1876, rispettivamente a Roma e ad Acireale, dedicate al Dottore Serafico, san Bonaventura da Bagnoregio, presenti in antiche e prestigiose biblioteche europee, nonché degli Stati Uniti, tranne il dato che fu originario di Mistretta, non ci sono notizie biografiche precise, come non ce ne sono negli archivi storici locali sia comunali sia parrocchiali. La sua biografia intellettuale, di contro, è ricostruita più dettagliatamente in questo breve saggio, che ha preso l’avvio da una notizia bibliografica, presente in un’opera di Etienne Gilson, celebre filosofo cristiano e storico della filosofia medievale del XX secolo”.

Chi era, dunque, Giambattista Ortoleva, della cui vita niente risulta nei pubblici registri locali? Lo Iacono, che per soddisfare la sua sete culturale si è procurato le fotocopie delle opere citate, avendole assimilate e analizzate puntualizza che: “Sicuramente era un filosofo. Un teologo e un religioso di grande fede e dottrina ortodosse. Sicuramente di origine mistrettese, anche in base al cognome. Fu un esperto di filosofia scolastica medievale, tanto è vero che a san Bonaventura dedicò due trattati i quali ne attestano la competenza in materia di storia della Chiesa in età medievale e circa la storia delle eresie e degli scismi, che la stessa chiesa cattolica dovette affrontare. A cominciare dallo scisma d’oriente e fino alle eresie luterane, Ortoleva dimostra di avere il quadro completo e rimane fermo e saldo in quella che viene definita ortodossia cattolica, tanto è vero che ne esamina gli sviluppi e ne conferma la formulazione attraverso le varie fasi conciliari”.

La disanima dell’opera di questo colto personaggio amastratino del XIX secolo, del quale le successive generazioni compaesane hanno perso memoria, diviene per l’autore spunto per effettuare un dotto e circostanziato rapporto sulla filosofia teologica sviluppatasi nel corso dei secoli attorno alla figura divina professata dalla religione cattolica a partire dall’epoca di Cristo, partendo dal discorso sul Deus absconditus, tenuto dall’apostolo Paolo ai Greci durante il suo discorso tenuto all’Areòpago di Atene, passando poi per molteplici filosofi e teologi quali, fra i più noti, Tommaso d’Aquino, Pascal, fino al più recente Antonio Rosmini.

Senza volere fare piaggerie, modestamente osservo che mi ha molto impressionato la mole di informazioni messa in campo dall’autore su una materia che pur trattando di filosofia apre a tutto tondo complessi ragionamenti di carattere teologico, condensando il pensiero di grandi e di piccoli autori che nel corso dei secoli hanno espresso i loro sottili punti di vista fra i quali riporto quello di Pascal (che, come è noto, oltre che filosofo e teologo fu anche un matematico) riprendendo un tratto (pag. 41) del libro citato: “E tuttavia ancora, ritornando alla nostra tematica sulla conoscibilità – inconoscibilità di Dio, così come dell’infinito matematico, di cui sappiamo che vi è e non conosciamo la sua natura, essendo che è falso che i numeri siano finiti, ed essendo che non sappiamo se l’infinito sia pari o se sia dispari, ed essendo falso che sia pari o che sia dispari, si può perciò benissimo riconoscere che vi è un Dio senza sapere che cosa sia. (…) Si può ben conoscere l’esistenza di una cosa, senza conoscere la sua natura.”

Recensione
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