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Giarabub

Dopo il saggio storico dal titolo “Cerami”, edito nel 1984; l’approfondito studio monografico sullo scultore Noè Marullo, edito da Thule nel 1985; “Società e cultura a Capizzi”, pubblicato con la Pungitopo nel 1987; “Mistretta, da Martino il giovane ad Alfonso il Magnanimo”, segmento storico (1392-1468) pubblicato nel 1991 (edizioni Valdemone); l’affresco storico “Mistretta nel ‘500” stampato nel 1997; “Sulla linea del fuoco”, elaborazione del diario del tenente Bartolotta sul fronte della prima guerra mondiale, al confine con l'Austria, pubblicato nel 2005, nel corso del corrente anno 2012 il professore Francesco Cuva ritorna in libreria con un ennesimo libro storico: “Giarabub”, pubblicato da Thule di Palermo, che vanta una prefazione di Tommaso Romano, direttore editoriale della casa editrice, già assessore alla cultura della provincia regionale di Palermo.

Giarabub si trova in Cirenaica, Libia, in pieno deserto. Nel 1925, grazie all’acqua che vi sgorgava dappertutto, era un’oasi divenuta col tempo fortino, che costituiva un punto di riferimento per tutti i nomadi e i carovanieri. Per la sua collocazione geografica era considerata la porta del deserto libico. A 120 chilometri di distanza Siwa, altra oasi, caposaldo inglese a est, era considerata la porta del deserto egiziano.

Nel Giugno del 1940, al momento della dichiarazione di guerra fatta unilateralmente da Mussolini alla Francia e all’Inghilterra, l’esercito italiano di stanza in Libia, si trovò improvvisamente in guerra coi vicini inglesi. Scarsamente armati, i giovani soldati italiani, combatterono strenuamente per quasi un anno in difesa di quell’avamposto, fino alla inevitabile capitolazione. Francesco Cuva narra le gesta di quei ragazzi strappati al nativo suolo italiano dal dovere patriottico imposto dalla illusione del Duce di spartirsi l’Europa con Hitler.

Al piglio distaccato dello storico, l’autore alterna la pietà per quegli audaci soldati (alcuni dei quali suoi conterranei successivamente conosciuti nonché fonti dirette di alcuni degli episodi narrati) fatti prigionieri dagli inglesi e ritornati in patria solo nel 1946.

Recensione
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