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Il folklore di Villabate: usi, costumi e tradizioni di un tempo

Questo libro curato da Giovanni Dino, pubblicato in edizione fuori commercio dalla Edizione dell’Autrice di Venezia, raccoglie la tesi di laurea in lettere classiche, sostenuta nell’anno accademico 1965-66 presso la Università di Palermo, da Giuseppina Giangreco, allora studentessa di Villabate, Comune situato alle porte orientali di Palermo.

Giovanni Dino, anch’esso originario di Villabate, che si è sobbarcato l’onere di ordinare e assemblare la mole di quaderni in cui l’autrice, deceduta nel 2005, aveva raccolto, dalla viva voce dei suoi compaesani interviste, fiabe, proverbi, costumi, al fine della trascrizione delle numerose opere raccolte negli originari quaderni, ha chiesto l’aiuto di molteplici, colti collaboratori, fra i quali Marco Scalabrino e Antonella Barina.

Il ripescaggio della tesi della Giangreco, che ebbe come relatore l’antropologo Giuseppe Bonomo, effettuata da Giovanni Dino, 50 anni dopo essere stata discussa, ha l’obiettivo di riappropriarsi delle distinte radici culturali di un Comune che, trovandosi oggi nell’indistinto confine con l’enorme agglomerato urbano di Palermo, rischia di soffocare nell’anonimato quale vaga periferia urbana della capitale siciliana.

Situato in quell’area geografica nota come “conca d’oro” per via delle estese coltivazioni di agrumi i cui effluvi di zagare inondavano Villabate, il paese descritto dalla Giangreco rispecchia un’epoca allora ancora ricca di tradizioni popolari delle quali alcune caratteristiche del luogo e molte che trovano eco, sia pure con alcune varianti, nella più estesa area delle regione.

Fra le usanze paesane descritte emergono quelle che accompagnano i momenti comuni importanti degli individui che fanno parte della piccola comunità. Consuetudini che accompagnano la nascita, il battesimo, il fidanzamento, il matrimonio e la morte. Poi le feste e cerimonie religiose fra le quali spicca quella del patrono, San Giuseppe: “In onore del Santo, il 17 Marzo, viene preparato, in casa di uno degli incaricati, u vastuni, il bastone. Il bastone consiste in una trave lunga circa tre metri, ricoperta completamente di fiori. Su di questo vengono appese tutte le primizie, comprate in città a qualunque prezzo, offerte dai devoti. In cima al bastone, che rappresenta il Santo stesso e il suo potere, viene posta una immagine di San Giuseppe. Il bastone così preparato, accompagnato dalla banda musicale del paese, è portato in processione per tutto il paese; al corteo partecipano le autorità locali e una folla di devoti.”

Segue una vasta collezione di orazioni, scongiuri, leggende e racconti, canti e poesie popolari, ninne nanne, novene, giochi. Fra questi ultimi ne sono descritti alcuni a suo tempo praticati anche a Mistretta, Comune in provincia di Messina, al confine tra le provincie di Enna e Palermo, che gli adulti usavano fare ai bimbi. 1) Batti manini: si aiuta il bimbo a battere le manine, se non ne è capace, o le batterà da solo imitando il gesto di chi sta giocando con lui. Terminata la cantilena, gli si fa il solletico nel pancino. “Batti manini / ca veni un papà / ti porta li cosi e poi sinni và. Porta mennuli e nuciddi / pi ghiucari li picciriddi.” 2) Manu modda, manu modda – Mano molle, mano molle: “Manu modda, manu modda / lu Signuri ti la ‘ncodda, / ti la ncodda a pani e vinu / viva, viva San Martinu.” Man mano si ripetono i versetti, la mano del bimbo, trattenuta per il polso, viene agitata ripetutamente, seguendo il ritmo della cantilena.

Recensione
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