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Le lettere di Maria Messina al poeta Alessio Di Giovanni

Ho scritto in precedenza a proposito delle lettere che Maria Messina scrisse a Giovanni Verga, pubblicate da Giovanni Garra Agosta nel suo volumetto dal titolo “Un idillio letterario inedito verghiano” pubblicato nel 1979 dalle edizioni Greco di Catania, pensando che esse fossero le uniche lettere rimaste ai posteri della scrittrice siciliana. Invece a tale gruppo di lettere se ne devono aggiungere altre 27, custodite dalla biblioteca comunale di Palermo, che la nostra scrittrice scrisse al poeta Alessio Di Giovanni.

Tali lettere sono state pubblicate e commentate nell’autunno del 2009 dalla rivista della Associazione Americana degli Scrittori Italiani “Italica” a cura di Lara Gochin Raffaelli, ricercatrice della School of Languages and Literatures della Università di Cape Town, Sudafrica. Quest’ultima fece la scoperta della esistenza delle lettere di Maria Messina nell’anno 1995 chiedendo informazioni alla Biblioteca di Palermo.

Così commenta l’episodio, fra l’altro, la Raffaelli. “A mie spese, i documenti vennero microfilmati e poi fotocopiati, e quando ricevetti le copie, incominciai il lungo, lento processo non solo di leggere e trascrivere le lettere ma di analizzarle e ricercare ogni riferimento fatto dalla Messina”. Tali lettere, ed altre scritte dalla Maria Messina all’editore Bemporad, comprensive del commento della Raffaelli, sono da qualche tempo pubblicate sul sito internet www.Mistretta.eu curato da Sebastiano Lo Iacono appositamente contattato telematicamente dalla ricercatrice.

Evidentemente tale ricercato contatto col gestore del sito non è affatto casuale, bensì motivato dalla mole documentale che il sito stesso contiene su Maria Messina, non ultima la approfondita ricerca condotta dal professore Giorgio Giorgetti, mistrettese d’elezione, e certamente anche per l’avere appreso l’interesse della città di Mistretta verso la scrittrice che annualmente organizza, il premio letterario, nonché l’apprendere che le spoglie mortali della Messina sono state qui traslate, sebbene ancora in attesa di una più confacente sistemazione di quella attuale che ne consenta una migliore visibilità. C’è da considerare, quindi, che una organizzata serie di concomitanze di interessi letterari su Maria Messina che confluiscono a Mistretta servono, fra l’altro, a qui calamitare l’attenzione degli studiosi.

Essendo, come detto, tutto il materiale menzionato pubblicato sul sito internet, mi limito qui a riprodurre una sola lettera, per esattezza quella che, fra l’altro, ci fornisce la preziosa indicazione sul luogo di nascita della scrittrice che da lei stessa apprendiamo essere Palermo e non Alimena come alcune biografie riportano.

Napoli Via Luca Giordano al Vomero 201.
15 agosto 1920

Egregio Amico

Le ò mandato "Alla deriva". Ma questo libro, come "Primavera", non vuole un'occhiata alla lesta. Vedrà. Ella che à sentimento così fine sarà fra i migliori lettori della "inafferabile storia di Marcello". Grazie di volermi ricordare nella conferenza del 2 settembre. Anche se non può attuare il Suo proposito, mi mandi, La prego, un estratto della celebrazione di Giovanni Verga. Mi interesso dell'opera del grande siciliano - che fino a qualche anno fa conoscevo tanto poco! Mi domanda dove sia nata? A Palermo. Sono sicilianissima - di nascita di abitudini di sentimenti. Adoro la Sicilia, dalla quale sono ora costretta a vivere lontana, amareggiata dalla nostalgia. Non sono insegnante. Ma è inutile parlare di me.... Piuttosto di Lei; del Patriarca: è il mio desiderio scrivere più che mai una recensione. Ma per ora non posso. Non posso per molti e diversi motivi, che è troppo lungo spiegarLe. Abbia pazienza, per qualche mese ancora. Intanto mi mandi, La prego, "Lu puvireddu amurusu" e "A lu passu di Girgenti". Vorrei accennare a questi lavori.

Li aspetto, dunque. E aspetto il Suo ritratto.

Salve!
Maria Messina

Alessio Di Giovanni, meglio conosciuto come poeta dialettale siciliano, è stato autore di diverse opere nonché di alcune commedie. Nacque a Cianciana nel 1872 e morì a Palermo nel 1946. Famose le sue opere che descrivono il dramma degli zolfatari. Eccone alcuni versi.

 

da Scinninu a la pirrera

Scinninu a la pirrera e ognunu mmanu
Porta la so lumera pi la via,
ca no pi iddi, pi l’erbi di lu chianu
luci lu suli biunnu, a la campìa…
Scinninu muti, e quannu amman’ammanu
Scumpariscinu ‘nfunnu a la scuria,
e si sentinu persi, chianu, chianu
preganu a San Giseppi e a Maria…
Ma ddoppu, accuminciannu a travagghiari,
gridanu, gastimiannu a la canina…
ca lu stessu Signuri l’abbannuna…
oh! Putissiru allura, abbannunari
dda vita ‘fami, dda vita assassina,
comu l’armali, ‘nfunnu a li vadduna!...
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