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Maria Teresa Liuzzo è autrice di diverse raccolte poetiche fra le quali, la più recente, edita nel 2006 da A.G.A.R. editrice, Reggio Calabria, ha titolo L’ombra non supera la luce, con prefazione di Stefano Mangione. Già il titolo dell’opera, un poco enigmatico, indica subito che si tratta di una poesia con un codice linguistico da interpretare. Se l’ombra è la proiezione di un corpo che si frappone alla luce, quell’ombra è più o meno grande in dipendenza della vicinanza della luce al corpo. Se la luce proviene da una fioca candela, un corpo ad essa troppo vicino può, illuminandosi un poco davanti, oscurare l’orizzonte retrostante. Se la luce proviene da una sorgente più potente e più distante, poniamo caso un lampione, l’ombra emanata dal corpo frapposto è una macchia più o meno estesa ma di certo inferiore alla luce irradiata dalla fonte. L’ombra che io scorgo in questa corposa raccolta di versi della Liuzzo è quella proiettata dalla cattiveria umana che si crogiola da millenni nell’odio e nella prepotenza, da sempre illuminati dalla fioca luce dell’egoismo che oscura la terra circostante. È luce, invece, la carezza e la solidarietà “un sorriso | più del sole illumina | il dolore e lo dissolve”. Una luce interiore che si conforta della certezza del sacrificio di un Dio che, sebbene ancora crocifisso dall’uomo, è spiaggia estrema, punto d’approdo e riparo. Fra ombra e luce la coscienza critica e visionaria del poeta: “…siamo sopra gli aquiloni | sospesi; talvolta il vento | ci capovolge e ci attorciglia | e il brivido avvertiamo | del precipizio, del vuoto d’aria; | tal altra uno zefiro ci culla”.

Oltre alla prefazione di Stefano Mangione la raccolta si avvale anche di altre note critiche di alcuni fra i più importanti esperti del settore, quali Giorgio Barberi Squarotti, Rino Cerminara, Pasquale Matrone e Peter Russell.

Recensione
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