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“Panta rei”, cioè “tutto scorre” diceva Eraclito di Efeso. Così, memore della inconfutabile asserzione millenaria del filosofo greco, Enzo Romano sta incanalando, a futura memoria, da un decennio a questa parte, in alcune sue opere letterarie e saggistiche il dialetto siciliano, così come dalle viscere dei secoli è giunto, modificandosi gradualmente, lungo la dorsale dei Nebrodi, sulla quale poggia l’antica città di Mistretta, alla fine del secondo millennio.

Dopo i racconti de A casa paterna edito nel 1994 dalla Pungitopo ed altri 2 volumi di saggistica popolare, ecco ora, la raccolta di poesie Lumareddi (lucciole), stampata dalla associazione “Progetto Mistretta” diretta da Nino Testagrossa. L’opera, edita con il patrocinio del Banco di Sicilia, è stata presentata recentemente all’Auditorium San Tommaso d’Acquino di Mistretta.

“L’ultimo lavoro dello scrittore mistrettese – dice Massimiliano Cannata nella prefazione- offre uno spaccato fedele e brillante della nostra gente, del nostro costume, del nostro modo di sentire”. “E’ il recupero di un mondo sommerso – aggiunge il giornalista Tatà Lo Iacono –: il monologo della poesia fa il miracolo di renderlo ancora vivo e struggente”.

Oltre a preziose istantanee che attingono dal folclore, con la consumata sapienza del popolano esperto, il libro contiene anche momenti di intensa liricità; versi che si elevano a raggiungere la vetta del fiore della poesia siciliana di tutti i tempi.

E dicendo ciò penso, ad esempio, alla lirica “A casa paterna”, lucciola che illumina la più recondita intimità di molti esseri umani di tutte le generazioni.

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