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Palermo anni Cinquanta

“Malva e linosa” è il titolo di una plaquette di versi edita da La Centona di Palermo, composta con la tecnica haikù (composizione di tre versi, rispettivamente di 5, 7 e 5 sillabe ciascuno, care ai giapponesi). L’autore è Nicola Romano, funzionario di un ufficio periferico del Ministero delle Finanze, che vive nel capoluogo siciliano. I versi vagano nella Palermo degli anni cinquanta e sessanta, filtrati dalla memoria di chi era allora un ragazzo: “A piedi a scuola | tra meuse e sanguinacci | fendevo il Capo”. E’ un modo di raccontare, un succedersi di fotogrammi quasi cinematografico, dice Paolo Emilio Taormina, nella sua postfazione al libro. “Barattavamo | figurine Panini | al doposcuola.” “Nonna metteva | nella latta di Mellin | spilli e bottoni.” Usanze in parte dimesse che tornano alla mente, con un pizzico di nostalgia, quando, spesso, i versi catturano la memoria comune. Alcuni ricorderanno il “Profumo e donne | nude nel calendario | del mio barbiere.” Altri i “colletti nuovi | togliendo stoffa in basso | alla camicia”. Con “Malva e linosa” si attinge, quindi, al profumo collettivo del tempo trascorso perché non solo Palermo vi si può riconoscere. “Malva e linosa” è, infatti, una implosione mediterranea, soave e leggera come tante bollicine che s’involano nell’azzurro cielo della memoria.

Recensione
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