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Nino De Vita è uno dei poeti siciliani oggi più conosciuti in Italia. La sua notorietà, suffragata dalle attestazioni di stima di valenti personaggi della cultura, come ad esempio, e solo per citarne alcuni, Vincenzo Consolo e Enzo Siciliano, nonché da diversi prestigiosi premi di poesia ricevuti, scaturisce essenzialmente da tre corpose raccolte in dialetto siciliano pubblicate dalla casa editrice Mesogea, di Messina, dai titoli lapidari: Cutusìu, Cuntura, Nnomura.

Libri che condensano un amalgama di personaggi della quotidianità, di animali, piante e luoghi che appartengono al piccolo universo della contrada di Marsala che all’autore diede i natali. Quella Cutusìu che dà il titolo alla prima raccolta della trilogia poetica.

E’ un minuscolo universo di fatti immagazzinati nell’archivio mentale del fanciullo di allora, filtrati dalla poetica regia dell’adulto, accaduti ai tempi della prima grande stagione della vita, personalmente assaporati nel loro, talvolta tenero e talaltra cruento, scorrere. Un universo meticolosamente descritto nella sua miriade di sfaccettature così come la natura elargisce ma come solo il poeta sa cogliere e come lo scrittore sa imbellettare.

E in questi racconti in versi di Nino De Vita si trovano entrambe queste qualità: la densità narrativa, tipica della poesia, e il florido vivaio di espressioni dialettali. Una ricchezza di vocaboli e di espressioni che fanno venire in mente il maestro Enzo Romano che con altrettanta certosina pazienza ha ricostruito il patrimonio linguistico della antica Mistretta.

Un denso ricamo di racconti in versi quello di Nino De Vita, che implode nella arcaica lingua del luogo: il siciliano di Cutusìu.

Quel dialetto dal quale si dipartono tante storie che hanno consorelle in tanti angoli della Sicilia (perchè non è affatto difficile riconoscere in esse vicende e personaggi consimili in altre parti della Sicilia e dell’Italia). Dalla implosione del dialetto, quindi, alla esplosione dei contenuti.

Un fatto che somiglia al contrarsi e dilatarsi del cuore: il pulsare della vita che il poeta filtra tramutandola in versi e che affida a nuova vita.

Recensione
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