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Montemerlo (Padova) che chiama il villaggio Santa Margherita (Messina). Ovvero “Santa Maggarita” che chiama Montemerlo. Il cuore di qua e la mente di là. Succede ad ogni migrazione, solitaria o collettiva che sia,  di subire una scissione dell’anima, una biforcazione del pensiero. E’ successo negli anni sessanta anche a Giacomo Luzzagni di sentirsi sradicato, partendo col titolo di studio dentro la valigia, verso plaghe lontane.

Per fortuna l’azione purificatrice e rasserenante della poesia, talvolta allevia il male. La catarsi, nel caso di Luzzagni, avvenne proprio tramite una serie di componimenti che egli fissò con la parlata “maggaritana” pubblicati nel 1969 in una raccolta dal titolo Ora e tannu riedita ora dalla Venilia   per quanti, come me, la sconoscevano. E meno male perché il libro contiene diverse qualità istruttive. Intanto contiene la qualificata diretta testimonianza di chi nella terra che lo accoglie riesce ad integrarsi: “Cci su’ ddu matri | chi pi quantu cci nni fai | tròunu sempri na parola bona | e ti piddununu si sbagghji: | a matri chi ti jetta | e chiddha chi ti mpara”. C’è, ovviamente, una struggente nostalgia che assume i colori dell’inverno: “Fora si ntassa, | intra pari austu | e sentu friddu” (Fuori si gela | dentro sembra agosto | e sento freddo). C’è la diversificazione della prospettiva modificata da un diverso punto di fuga: “Ora ritonnu o me paisi | e ogni cosa mi pari picciridda: vineddhi i strati | i coddhi su munzeddhi”. C’è il rancoroso ricordo dello sfruttamento della classe al potere di allora (i proprietari terrieri) nei confronti della classe subalterna (il nonno mezzadro) e quello più allegro del giorno della vendemmia colmato da una serenità che assume i contorni fisici del desco popolare: “E già si senti | ciauru i piscistoccu | e pani di casa”.

C’è, insomma, una radice popolare che affonda nel vulgo; un quadro d’epoca suggestivo, da contemplare ancora, come la “vucciria” di Renato Guttuso, che descrive un mondo quasi totalmente scomparso, ma reso vivido da una molteplicità di elementi naturali (melograni, cocomeri, mele cotogne, olive) e personaggi stagliati a guisa di monumenti, lungo il percorso del tempo.

Recensione
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