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Postfazione a
Te lo dò io il Centro Storico
di Enzo Salanitro

la Scheda del libro

Filippo Giordano

Scrivevo qualche anno fa, in occasione di una ennesima mostra nel Centro storico diretta dall’instancabile Enzo Salanitro, alcune osservazioni che mi sento ancora di sottoscrivere. Il processo di sensibilizzazione della nostra comunità da parte dell’artista Salanitro affonda le proprie radici negli anni 80 quando, con diversi suoi colleghi artisti, uniti dalla sigla Novorganismo (e, successivamente, da altre sigle) ha iniziato a soffermare la propria attenzione verso i più disparati e remoti angoli di Mistretta collocandovi, di volta in volta, una estate dopo l’altra (nello ristretto scorcio di tempo afoso che accentua il colore paglierino dei tetti delle case), delle mostre artistiche col preciso obiettivo di indurre sia gli indigeni che gli occasionali turisti, a prendere “due piccioni con una fava” : godere della essenza artistica dei soggetti della mostra stessa (quadri, sculture, ecc.) e visitare le antiche e caratteristiche case e strade dei quartieri oggi periferici ma un tempo pieni della pulsione vitale e sanguigna del popolo operaio e contadino. Penso ai diversi interventi alla “Casazza”, a San Pietro, a San Vincenzo (Via Serpeggiante prima e Via Sacerdote Salamone lo scorso anno), in Via San Nicolò e Via Sant’Antonio e molte altre vie.

Fin dal suo sorgere, l’associazione Progetto Mistretta, che ha riunito gusti e sensibilità simili, ha coadiuvato tali iniziative inglobandole fra le proprie. È stato un processo di sensibilizzazione lento, non privo di scoramenti, il cui esito finale è ancora in itinere, ma che sicuramente ha dato apprezzabili frutti se è vero che da ormai diversi lustri nel restauro dei fabbricati viene privilegiata, dai privati, l’affacciata in pietra locale e se è pure vero che, per quanto riguarda la cosa comune, il manto di anonimo asfalto del corso è stato sostituito con la pietra arenaria. Certo è che oggi, purtroppo, il depauperamento della Casazza, che circa tre lustri fa ha ospitato una di queste pregevoli mostre, è certificato da cumuli di macerie che si snodano lungo diverse sue strade che non sono più percorribili. Correva l’anno 1994 quando, fra gli altri, girai, per mero hobby, un mini documentario in vhs sul nostro centro storico inserendovi alcuni testi di poesia selezionati dalla mia raccolta di versi edita nel 1992: “Del sabato e dell’infinito”. Titolai il video “Quattro versi per Mistretta”. Spedii qualche copia ad amici che abitano al nord e che da tempo non tornavano. Qualcuno di loro mi disse che aveva fatto vedere il video ad amici nati e cresciuti al nord. Sarà che la scalinata della Chiesa di San Giovanni, sulla quale mi sono soffermato, era straordinariamente adornata dalle rose che curava il sig. Nino Marchese, sarà stato per la suggestione di diverse stradine della Casazza illuminate dai fari della mostra allora in corso, sarà stato per il commento musicale un poco ricercato, ricordo comunque che il “prodotto” creò una impressione positiva e qualcuno di quelli si illuse che Mistretta fosse una località turistica sconosciuta. Oggi, a nessun figlio dell’attuale progresso carico di moderne comodità che abbia in mente di metter su famiglia può venire in mente di costruire il proprio rifugio in una di quelle strade piene di macerie. Occorrerebbe un piano strategico complessivo suffragato da un sostanzioso sostegno economico. Tanti bi-vani potrebbero interessare una comunità di turisti. Sostenevo questo anche in un articolo pubblicato dal “Centro storico” nel numero di dicembre 2006.

Leggevo sul numero di Dicembre 2010 del mensile Le Madonie, che si pubblica a Termini Imerese, un articolo che riguardava le sorti demografiche di Gangi, Comune che dai 15000 abitanti dell’inizio del secolo scorso, si è oggi ridotto a poco più di 7000. L’articolo, guarda caso, metteva in evidenza, il pericolo costituito dalle tante case abbandonate. Un destino comune, quindi, a quello che ha in sorte Mistretta.

Purtroppo sembra definitivamente chiuso per noi quello spiraglio (costituito dall’interesse di un imprenditore del nord Europa) che avrebbe potuto portare una sana boccata d’ossigeno alla economia artigiana. Nel corso del 2007 la nuova amministrazione civica di Mistretta ha tessuto una fitta trama di contatti con un imprenditore svedese che avrebbe dovuto acquistare, restaurare e rivendere ai propri connazionali, con l’intento (riuscendovi) a reinvestire in loco con altri acquisti. Intoppi credo anche di natura burocratica hanno fatto miseramente fallire la speranza.

Quella speranza che Enzo Salanitro – persona informata dei fatti – aveva prontamente colto e sintetizzata in una vignetta presente in questa raccolta. Tale vignetta è, fra tutte quelle presenti, una delle poche in cui si coglie un “cauto ottimismo”: quel tanto che se ne può ricavare dalla immagine di una flebo infilata in una tomba che tenta di resuscitare un cadavere. Il resto infatti è ironia, scoramento, rabbia contro tutto e tutti. Ma ora che anche il “cauto ottimismo” è stato reciso come un fiore primaverile sbocciato e strappato dalla furia del vento che spira in una certa direzione, (che è quella delle zone costiere) dobbiamo proprio rassegnarci all’inesorabile declino? Io credo che grazie anche alla benefica influenza della Associazione Progetto Mistretta e dal suo giornale, i mistrettesi abbiano preso coscienza di avere una identità urbana alquanto singolare. Spesso ce lo confermano gli occasionali visitatori. Tale identità alquanto singolare andrebbe salvaguardata come un bene prezioso, che, in un contesto di miseria e di generale declino demografico delle zone montuose (con qualche rara eccezione), acquista un significato anche di legittimazione alla sopravvivenza. Mistretta non ha le forze economiche per rovesciare la tendenza del calo demografico (da decenni, ormai, le mortalità sono superiori alle nascite).

Tuttavia questa della valorizzazione del centro storico è una carta non di poco conto che nello scacchiere del gioco delle forze politiche in campo (dal locale fino a quella Europea) occorre sapere difendere e spendere al momento opportuno. È questo che Enzo Salanitro con ostinazione da mulo (della quale sono testimonianza gli appelli annuali per le strade del centro storico ed oggi queste datate vignette) si aspetta dai residenti.
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