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Primavera senza sole

Altre solide tracce del connubio fra Maria Messina e Mistretta

"Comincia il tempo dei mal vestiti..." sospirò donna Santa, chiudendo l'uscio a vetri che dava nel baglio. Orsola chinò la testa. S'era accostata al braciere, in sottana e sottovita, per riparare uno strappo nella camicetta che le serviva per andare a scuola. Era ancora spettinata e il suo viso lungo, di già un po' appassito, pareva più pallido del solito.

Questo è l’incipit di “Primavera senza sole” romanzo di Maria Messina, originariamente pubblicato nel 1920, con l’editore Giannini di Napoli. Romanzo inequivocabilmente ambientato in un paese della Sicilia che non è mai espressamente citato, ma i cui diversi indizi fanno supporre che si tratti di Mistretta, a cominciare da questa tipica frase un tempo molto in uso, all’inizio dei mesi invernali, a Mistretta, cioè “u tiempu ri mali vistuti” e dalla presenza della fonte di riscaldamento allora in uso, cioè il braciere che attutiva i rigori della montagna. La trama tesse i rapporti di diverse famiglie le cui case si affacciano in un baglio. I vari personaggi descritti, compresa Orsola, principale personaggio femminile la cui aspirazione è quella di prendere “la patente” per potere insegnare nelle scuole elementari nonché di coronare la propria gioventù con un bel vestito matrimoniale da mettere il giorno delle nozze, parlano occasionalmente di faccende da sbrigare talvolta a Messina, talaltra a Palermo e qualche altra volta a Catania. Il che fa presupporre che il centro dove si svolge la vicenda sia un paese grosso modo equidistante dalle tre cittadine citate, come in effetti è Mistretta.

Altro importante indizio di identificazione del luogo dove si svolge la trama è costituito dal nome di persona di uno dei personaggi principali del romanzo, alquanto singolare per altri paesi, ma abbastanza comune nei secoli scorsi a Mistretta poiché per un lungo periodo è stato quello del Santo protettore di Mistretta, cioè Barnaba (il cui diminuitivo era Verna). “Barnaba, la notte, giocava ubriacandosi. Di giorno non usciva. Si levava verso l’ora di pranzo e, fino alla sera, sdraiandosi ora su una poltrona ora sul letto, sbadigliava, sonnecchiava, o leggiucchiava fumando come un turco. Il cavaliere Dara, tra gli affari del Municipio, gli interessi della campagna e un po’ di svago al casino, stava poco in casa”.

Il vezzeggiativo del nome di un altro dei personaggi è pure tipicamente mistrettese: Annicchia, diminuitivo di Anna. Un pranzo di Natale, che si svolge a casa del cavaliere Dara, si conclude con un dolce pure tipicamente mistrettese: la pasta reale.

L’arrivo della neve è descritto come fenomeno abituale dell’inverno, ma tale fenomeno in Sicilia è tipico solo per i comuni di alta montagna (come Mistretta), di certo non per i paesi collinari e tantomeno per quelli costieri: “Non nevicava più. Ma la neve era ancora sospesa nelle nuvole bige che facevano parere il cielo basso e cupo. Il baglio, le case, il giardino Fichera, tutto era bianco e puro. Radi passi si affondavano nella neve senza macularla ancora. Qualche donna che passava, con la mantellina ben chiusa e la gonna alzata, pareva su tutto quel bianco una figurina ritagliata dal velluto. Le finestre erano chiuse. L’inverno era tornato così, all’improvviso con la bella nevicata che aveva coperto le vie e i tetti di silenzio e di candore. Il tempo scorreva come l’anno passato, come gli altri anni passati. Le finestre s’erano chiuse; attraverso gli usci socchiusi rosseggiava la fiamma di qualche forno o brillava la brace accesa nei cocci e nei bracieri”.

Il legame della scrittrice con Mistretta, si rivela, dunque, ancora più solido di quanto si era finora supposto. Non si limita, infatti, alla ambientazione delle novelle inserite nei suoi due primi libri, poiché, come già evidenziato nello scorso articolo, in tutte le sue 4 successive raccolte di novelle (quattro libri pubblicati fra il 1918 e il 1922) si trovano sempre tre o quattro novelle ambientate a Mistretta. Si estende in alcuni dei suoi romanzi. Oltre a “Primavera senza sole”, infatti, anche nel romanzo “Alla deriva” ambientato in centro Italia, nel contesto di una tappa in Sicilia dei protagonisti in una non precisata località siciliana, si narra di una gita della coppia, assieme ai parenti, in località Croce Santa, la cui descrizione corrisponde al Monte del Letto Santo, un tempo noto come “Santa Cruci”: “Poi camminarono un pezzo uno dietro l’altro, perché salivano su per una viuzza tortuosa e sassosa, non più larga di due mani aperte. Salivano in silenzio, a testa bassa, scansando i sassi e i cardi che orlavano lo scrimolo. (…) Il sole spuntava, fulgido e vermiglio; l’aria era impregnata di mille aromi acutissimi. Sedendo sull’erba corta e fitta, per riposarsi, guardarono il paese, lontano, nella valle velata di nebbia, con le sue case piccolissime, ammucchiate l’una accanto all’altra (…) Altri paesetti si riparavano nelle falde dei monti, ai piè delle colline, bianchi di luce o gravati di nebbia. Casette rosse o chiare, si mostravano in mezzo al verde cupo delle vallate, come funghi e “bissini” nel bosco. Tacquero tutti, nella calma del luogo deserto. La Natura grande e magnifica assorbiva in se stessa le creature umane, come assorbiva la sterile vegetazione del Monte, le farfalle, gli insetti, il torrente che si lamentava lontano.

La descrizione del luogo che corrisponde alla vetta dove insiste la antica cappella di alcune casate nobiliari di Mistretta, è talmente minuziosa e fedele che rende realistico il sospetto che Maria Messina, fece in prima persona, durante la sua permanenza a Mistretta, una gita in quel luogo, probabilmente accompagnata da ragazze discendenti di quella casata.

Recensione
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