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Santo Stefano di Camastra: La città del Duca

Oltre al libro dei Quaderni di Archeologia Nebroidea, descritto nel numero di Dicembre scorso del Centro Storico, nel corso del 2012 a Santo Stefano di Camastra, sotto l’egida del Comune, è stato pubblicato un altro volume avente come tema la storia della cittadina: “Santo Stefano di Camastra, La città del Duca”. La corposa pubblicazione (oltre 250 pagine), anch’essa in formato A4, è stata curata dall’architetto Nuccio Lo Castro che si è avvalso della qualificata collaborazione di una folta schiera di storici e scrittori dell’area nebrodense, fra cui anche il noto Vincenzo Consolo il quale descrive il passaggio del giovane Luigi Pirandello da Santo Stefano di Camastra durante il tragitto che nel 1882 da Palermo lo condusse a Sant’Agata di Militello in compagnia del padre.

A seguito di quella tappa a Santo Stefano di Camastra, il quindicenne Pirandello tenne in incubazione, come sospetta Vincenzo Consolo “la memoria dolcissima d’una serena campagna: e di due forme, antichissime e significanti: l’ulivo e la giara.” La novella La giara è pubblicata il 20 ottobre 1909 sul “Corriere della sera”. “Le radici della storia: dalle origini alla rifondazione tardo-seicentesca” è il saggio di Vittorio Alfieri che apre la schiera di contributi.

Segue, a ruota, la dotta dissertazione dell’architetto Angelo Pettineo con “Santo Stefano di Camastra: Committenze, maestranze ed ispirazioni per una città ideale”. Poi Liliane Dufour con “Ritratto del Duca di Camastra come eroe barocco” e successivamente Nuccio Lo Castro con “ORNAVIT TEMPORA, Mons. Giovanni Sergio (1766 – 1827), arciprete di Santo Stefano, vescovo di Cefalù”. Ciascuno dei menzionati contributi è impreziosito con numerose foto (in gran parte effettuate dallo stesso architetto Lo Castro) sia d’epoca che recenti, che illustrano minuziosamente gli argomenti trattati. A proposito di foto: il successivo articolo del volume si sofferma su tale argomento e ha per titolo: LA STORIA DEL NOVECENTO IN BIANCO E NERO - Le cartoline d’epoca come documenti del carattere, della crescita e delle modificazioni di una città.

Il tema, sviluppato da Antonino Saporito, ovviamente è corredato da una nutrita rappresentanza (per l’esattezza 35) di cartoline d’epoca della cittadina con panorami, vie e piazze del primo Novecento. Segue poi Salvatore D’Onofrio, studioso nativo di Caronia, docente all’Università di Palermo, con “LA PRODUZIONE FITTILE – La creta, la robba, le botteghe”. Dopo l’articolo di Vincenzo Consolo, da titolo “L’ULIVO E LA GIARA” il cui argomento è stato citato in premessa, segue quello di Maria Reginella avente come tema “LA MATTONELLA MAIOLICATA” ovviamente pure corredato da molteplici fotografie, che si soffermano sui particolari disegni usati nel corso del tempo.

“IL PALAZZO DI DON GAETANO ARMAO” è il secondo tema sviluppato dal santagatese Nuccio Lo Castro, dal quale articolo apprendiamo che l’edificio, “acquistato dal Comune stefanese nel 1991 che ne ha avviato un radicale restauro e la rifunzionalizzazione per adibirlo a Centro Culturale” è stato costruito da Gaetano Armao, personaggio locale che “nacque nel 1814 proprio da uno stazzunaru, Michele Armao, e da Antonina Gerbino. (…); è da pensare che egli stesso, con tenacia e volontà, in un periodo di difficile contingenza economica per l’intera Isola, seppe farsi da sé e fondare una moderna realtà produttiva capace di impiegare decine di addetti, sostenere un discreto volume di esportazioni, promuovere un multiforme indotto nella sua cittadina, garantendo per la sua famiglia una solida posizione economica.”

Insomma un antesignano della futura industria locale. “UN GIARDINO PER L’ETERNITÀ”, invece, è il poetico titolo che Antonello Pettignano utilizza parlando del Cimitero Vecchio, “caratterizzato dalla presenza di decorative ceramiche maiolicate di una vasta tavolozza cromatica”. “IL PATRIMONIO D’ARTE STEFANESE, dalla vecchia alla nuova realtà urbana” è il successivo, approfondito, ulteriore articolo del curatore del volume, architetto Nuccio Lo Castro. Stefania Lanuzza affronta il tema de “GLI ABITI LITURGICI: Lo sfarzo del rituale sacro.”

Salvatore Anselmo sviluppa il tema de “IL TESORO D’ARGENTO” le suppellettili conservate nella Chiesa Madre mentre Diego Cannizzaro e Rosario Termotto scrivono di “MARIANO ANDRONICO, elegante interprete dell’arte organaria settecentesca a Santo Stefano”. Alla folta rappresentanza di autorevoli interventi si aggiunge quello di Sergio Todesco, funzionario della Regione Siciliana, già direttore del Museo “G. Cocchiara” di Mistretta, autore di un ampio intervento sugli “APPUNTI SULLE FESTE TRADIZIONALI a Santo Stefano di Camastra” mentre una ampia collezione di scatti fotografici di Melo Minnella conclude la rassegna iconografica del libro.

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