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Scirocco

Che Mariangela Biffarella fosse un’autrice poliedrica ricca di inventiva lo avevamo già scoperto in passato leggendo di volta in volta le opere scaturite dal suo estro creativo… ma con questa sua ultima creatura letteraria titolata Scirocco Mariangela certamente supera ogni precedente traguardo. Questo romanzo, infatti, ha il crisma della maturità che le consente di fare vibrare, all’unisono, tutte le corde della bellezza del romanzo, genere letterario certamente fra i più impegnativi della letteratura. La scrittura, innanzitutto, scorre limpida come acqua proveniente da fresche sorgenti e questo consente di travasare al lettore i personaggi nella loro dimensione caratteriale con facilità. Inoltre, rapide, ma non ridondanti, pennellate verbali di colorite espressioni dialettali consentono di condire, come pizzichi di sale sulla minestra, il lessico nazionale radicando geograficamente la storia. In vero è quest’ultimo un vezzo frequentemente in uso a diversi scrittori, tuttavia Mariangela Biffarella lo fa con parsimonia, senza invadere le pagine. Sono espressioni tipiche del territorio amastratino che si affacciano con discrezione nel contesto del periodare, come ad esempio: “Quannu sona Avimmaria, Tappinedda è via via. Quannu sona menzannotti, Tappinedda è porti porti” e, più avanti: “Sabbenarica, gna Minica”. “Santa e ricca ru paparisu!”.

Attorno alla figura di Teresa, personaggio principale del romanzo, orbitano altre importanti figure di varia umanità che, a noi che riconosciamo i luoghi, ricordano la popolosa Mistretta di diversi decenni fa e tuttavia la identificazione geografica non limita e circoscrive l’interesse in quanto la vicenda avrebbe potuto trovare patria in qualsiasi altro centro del meridione d’Italia così come succede, ad esempio, nei romanzi di Giuseppe Bonaviri, medico scrittore nativo di Mineo in provincia di Catania, laddove le storie, sia pure ambientate nel contesto paesano della sua infanzia, trovano facile eco nei lettori di gran parte d’italia e anche il lettore mistrettese trova diverse corrispondenze emozionali. Altro importante tassello del romanzo di Mariangela Biffarella è quello di riuscire a tenere desto l’interesse del lettore per l’intero libro in quanto lo sviluppo della trama ha sempre qualcosa in sospeso che spinge in avanti la lettura cosicché i 48 capitoli del libro sapientemente concatenati avvincono e conquistano il lettore, qualità quest’ultima che richiede una sapiente regia.

Alle evidenziate caratteristiche, va aggiunto che il romanzo Scirocco trova il suo perno nella determinazione di Teresa a costruire la propria vita inevitabilmente scontrandosi con una società maschilista il cui atavico convincimento gira attorno a una frase che pure (come nota Margherita Neri Novi in una sua composizione poetica) era in voga fino all’epoca in cui si sviluppano gli episodi narrati nel romanzo e che in sé racchiude una millenaria supremazia maschile: “Tu zìttiti ca sì fimmina”. La linfa sotterranea che scorre fra le pagine del romanzo, infatti, è il contrasto individuale di Teresa avverso la diffusa mentalità secondo la quale la missione del genere femminile in terra è esclusivamente quella del procreare. Attraverso la crescita fisica e spirituale di Teresa, Scirocco offre un ulteriore contributo alla epopea femminile degli ultimi decenni decantando uno scorcio di Sicilia che si nutre di intensi profumi campestri, come quello della niputedda, parente stretta della menta, che la terra sprigiona sia per i nasi maschili che per quelli femminili.

Recensione
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