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Seppure fresco di stampa, il libro di poesie e prose di Gaetano Giordano Sgroppo (Scritti inediti, edizioni del “Centro Storico” Mistretta) proviene da un tempo remoto. Tuttavia contiene emozioni e ammonimenti che sono eterni e svelano un personaggio, sconosciuto alla memoria collettiva della Mistretta di oggi, dove egli nacque e visse per trent’anni, allontanandosi in in seguito senza farvi più ritorno e che fra le sue amicizie coltivò anche quella del prof. Concetto Marchesi.

“…Un rombo di tuono, | più forte, più forte del tuono, | non senti che scuote la terra? | La guerra, la guerra! | Che orribile d’armi frastuono! | Odora di sangue la terra”: L’anno 1914 correva verso la sua fine. La guerra fra alcuni stati europei era già in atto da diversi mesi e in Italia, che fino ad allora si era dichiarata neutrale, si respirava l’odore del sangue dei soldati che proveniva dalle terre oltre confine. Come afferma lo storico Luigi Salvatorelli “La dichiarazione di neutralità era stata accolta dai più, in Italia con soddisfazione. Tuttavia nei mesi successivi si scatenò fra le forze politiche e nella opinione pubblica lo scontro fra “neutralisti” ed “interventisti”. Decisamente contrari all’intervento erano i socialisti”. E Gaetano Giordano Sgroppo, giovane socialista di Mistretta allora venticinquenne, prima che per fede politica, anti interventista lo era per naturale disposizione d’animo. Nel 1906 e nel 1911 aveva già pubblicato due volumetti di prosa e di poesie. Politicamente attivo, collaborava col giornale locale di orientamento socialista “La montagna”. Così quel Natale del 1914 rivolgendosi ai lettori del quindicinale, accompagnò una sua poesia dal titolo “Natale di guerra” con alcune parole di commento: “Noi avremmo voluto dire anche quest’anno ai nostri lettori gli auguri per il Natale. Ma non ci è bastato l’animo. L’ora che volge è funesta. Molto. Noi sentiamo tutto lo schianto delle innumerevoli famiglie che piangono sui cadaveri orrendamente mutilati dei loro cari. Così vuole la nequizia degli uomini che comandano ai popoli! Pur noi, forti nella nostra fede, ripetiamo anche oggi la parola che sempre abbiamo detta: Pace!” Il 21 febbraio 1915, durante un comizio tenuto nel teatro comunale di Mistretta, riprende l’argomento, applauditissimo al motto “guerra alla guerra”.

Ma, quando anche l’Italia entrò in guerra, seppure riluttante, rispose alla chiamata alle armi partendo col fratello Antonino che in guerra, assieme ad altri seicentomila italiani, perse la vita. Il 5 agosto 1919 su l’Avanti! rese nota la ricostituzione, a Mistretta, del Circolo Socialista e la Camera del lavoro. Poi, nel 1921, partì per il Veneto dove, da maestro, insegnò nelle scuole. Mise su famiglia, continuò a scrivere prose, poesie e un “bozzetto drammatico” dal titolo “L’uomo e il suo io”. Nel 1934, per il suo schietto carattere che non accettava ingiustizie né compromessi, fu trasferito, per punizione, in Friuli, in una zona umida e malsana che compromise la sua salute. Quando morì, nel 1942, lasciò alla moglie e ai giovanissimi figli un carteggio di opere inedite legate con un nastrino su cui aveva scritto “Scritti vari completi” lasciandoli liberi di deciderne la sorte.

Il figlio Liborio, allora dodicenne e oggi medico in pensione, scrive in prefazione: “Quel plico rimase così confezionato nella libreria, fra tutti i suoi scritti, come e dove Egli lo aveva posto. Ci sembrava che la manomissione di esso avrebbe costituito quasi una profanazione di qualche cosa di sacro, un affronto alla sua memoria”. Sessantacinque anni dopo la morte del genitore, rimasto unico in vita dei suoi familiari, sospinto anche dal figlio ingegnere Gaetano, il dottor Liborio, con emozione scioglie il nastro che avvolgeva il plico e scopre, del padre, “oltre all’animo squisitamente sensibile ed affettuosissimo a noi ben noto, un carattere determinato e fiero”. Si decide così di stampare poesie e prose di carattere squisitamente letterario e di fare un piccolo elenco del materiale accantonato. Fra questi, una protesta ufficiale alla camera dei deputati contro le ingiustizie, denunciante il disinteresse dello stato verso la mafia, che gli aveva intimato di non andare a Castel di Lucio o a Capizzi per fare propaganda socialista, e che lo ammonì –autore o presunto autore di un articolo riportato sull’Avanti! – perché “…ne lui né altri osi più ingerirsi in affari che non l’interessano…”. Erano quegli gli anni in cui la mafia dei Nebrodi e delle Madonie aveva forti radici a Mistretta, guidata dall’avvocato Ortoleva fino a quando, nel 1926, il famoso Prefetto Mori fece piazza pulita sgominando le bande di Gangi e Mistretta.

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