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Tramite un originale escamotage letterario, l’autrice percorre uno speciale binario esistenziale le cui linee, fin dall’incipit del racconto,  sono drammaticamente spezzate. Da quel traumatico punto che segna il black out di una esistenza umana, continua ancora, per un ulteriore autonomo corto viaggio  (7 ore), il flusso del pensiero che, irrimediabilmente staccato dal corpo e incapace di qualsiasi proiezione nel futuro, può solo vagare nel passato. A piccoli flash emergono i ricordi di un giornalista italiano inviato nell’oriente martoriato dal caos della guerra. Emergono così i contrasti  di un tranquillo menage familiare occidentale, denso di aspettative, con una vasta area geografica del mondo, costretta a convivere con la esistenza perennemente insidiata dalla morte. Lo stile sobrio e le sapienti pennellate che intingono nei colori dei costumi nostrani gli episodi di vita occidentale della normale famiglia del giornalista rendono particolarmente coinvolgente la lettura. Così uno dei messaggi che non si può fare a meno di cogliere, è quello di acquisire maggiore consapevolezza dei drammi altrui poiché da tali problematiche si innescano sempre fuochi le cui scintille raggiungono  anche i territori più tranquilli.

Recensione
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