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La vita è come la camera oscura di un laboratorio fotografico con tante date di scadenza segnate sul nastro della pellicola, ciascuna delle quali corrisponde alla  entrata nel mondo di ogni essere vivente: “un fotogramma fragile alla luce”.

L’ultima raccolta di Giuseppe Risica, Su nuove e antiche forme, cardiologo di Tonnarella, spesso si sviluppa per metafore complesse la cui interpretazione  può, in verità, rivelarsi azzardata. Tuttavia, quando l’arbitrio è supportato da quelle che sembrano le conferme di uno sviluppo di disegno poetico, si resta affascinati dalla forza verginale della creazione, dalla potenza immaginifica che, comunque, il lettore coglie: “Non fu un’alba nuova | quella che filtrò dalle maglie | del silenzio, ma un ritorno, | la ripresa di un discorso | mai chiuso, sospeso solamente | nel letargo, in attesa | che dallo schianto rinascesse | la luce primordiale”. Al di là delle ipotesi interpretative, nella poesia di Risica si coglie  l’incredulità metafisica che talvolta si arrovella nel dubbio e talaltra si ritrae nell’agnosticismo. Una poesia non consolata, quindi, e neanche consolatoria che spesso illumina le ferite profonde, inferte dal dolore e dalle sottrazioni della morte: “Sapere che non soffri ora | e forse veramente riposi | su quel letto di marmo | non mi dà più sollievo | del giorno in cui t’ho visto | mordere il cielo, gridando | con lo sguardo la tua resa.”

Questa raccolta i cui testi spesso si risolvono in epigrammi di tre, quattro o cinque versi che ogni tanto emanano “un profumo di limoni ancora acerbi” e quello della “arancia profumata | di zagare sfiorite allo scirocco” rappresenta l’alter ego dell’accattivante sorriso che il medico esibisce nelle sue relazioni sociali. Un alter ego votato a quella solitudine universale che Salvatore Quasimodo così ha sintetizzato: “Ciascuno sta solo sul cuor della terra | trafitto da un raggio di sole. | Ed è subito sera”.

Il libro ha ricevuto una menzione speciale alla ultima edizione “Premio Città di Leonforte” che si tiene ogni anno a Settembre nella cittadina delle pesche.

Recensione
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