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Residente a Sant’Agata di Militello, l’architetto Nuccio Lo Castro (che si occupa di restauro dei monumenti, museografia e promozione di eventi culturali,) oltre che un grande conoscitore di gran parte dei comuni siciliani, è un infaticabile esploratore del territorio dei Nebrodi. Di ogni paese conosce sia la conformazione urbana con le particolari storie secolari che ne caratterizzano l’evoluzione, sia le feste che si tramandano da una generazione all’altra, delle quali possiede una ricca testimonianza fotografica di personale produzione, coltivata sul campo nel corso degli ultimi decenni. Quanto affermo è suffragato dalle innumerevoli pubblicazioni da egli fatte (guide e numerose saggi di arte, storia locale e tradizioni popolari) diverse delle quali sono state effettuate come supplementi al periodico Paleokastro, rivista nata a Sant’Agata di Militello che egli ha diretto e pubblicato per circa un decennio, fino a poco tempo fa.

A corredo di un progetto riguardante la Fiumara dell’Aleso, promosso e sponsorizzato dalla Regione attraverso una specifica misura del POR Sicilia e con fondi della Comunità Europea, che ha interessato tutte le scuole della zona e la Fondazione “Fiumara d’Arte”, nonché un sodalizio formato dai sette comuni circostanti, l’architetto Nuccio Lo Castro ha pubblicato un volume di 128 pagine, di formato A4, zeppo di immagini iconografiche relative ai Comuni di Tusa, Pettineo, Castel di Lucio, Motta d’Affermo, Santo Stefano di Camastra, Reitano e Mistretta.

La scelta delle immagini del libro, che porta il titolo Valle dell’Aleso, viaggio per immagini fra natura arte tradizioni e delle didascalie che le accompagnano, denota senza enfasi e con rispettosa partecipazione agli eventi, il ricco bagaglio culturale che l’autore ha maturato sul campo. Storia, arte e costumi delle popolazioni interessate scorrono lungo le pagine in forma densa e limpida, con lodevole equilibrio e senza sopraffazioni di sorta, cioè senza supremazie culturali di un settore (o luogo) nei confronti degli altri.

Esteticamente gradevole l’impostazione grafica delle immagini che si succedono secondo uno schema alternato di ritagli contornati da fondi scuri che mettono in risalto le “finestre” dalle quali si accede a scorci particolari (talvolta, mi sembra, tecnicamente ritoccati con tinte pastello che richiamano l’arte impressionista) e foto suggestive a tutta pagina che dilatano lo sguardo su un ampio orizzonte riuscendo a cogliere momenti particolari di luce artificiale che pongono accenti non usuali come, ad esempio, la bella immagine scattata sul belvedere di Porta Messina a Santo Stefano di Camastra. Un ottimo prodotto culturale con anche una latente valenza politica in quanto vedendo come un “unicum” il territorio contribuisce a fare prendere coscienza della sua validità complessiva che può servire a quel processo di unità di intenti, oggi più che mai auspicabile in considerazione che da diverso tempo una asfittica visione municipale ha distorto la visione di sviluppo generale.

Recensione
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