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Dubbio

Cara Fosca
leggo sempre volentieri i tuoi libri e, al di là che siano meritevoli di essere letti, il fatto che li abbia scritti un’amica e la conseguente curiosità mi spinge a finirli molto più in fretta.

“Dubbio”, che credo di aver capito sia il dubbio della protagonista di aver lasciato scorrere la sua vita senza prenderla in mano veramente, è stata una lettura importante per me. Innanzitutto mi “ha presa” da subito, il che non è sempre automatico, e mi ha regalato uno spazio che mi sono presa senza troppi problema alla sera, mentre mio marito guardava la tv.

Il tuo modo di narrare è sempre scorrevole e armonioso e alterna momenti di descrizione della storia personale dei protagonisti a flussi di coscienza in modo così automatico e ben gestito da non sentire quel “salto” spiacevole che spesso è difficile non percepire, anche in romanzi che hanno riscosso “grande successo”. Questa è un’abilità non indifferente!

I risvolti psicologici del rapporto madre e figlia vanno ben al di là di un puro salto generazionale e nascondono una conoscenza dei rapporti interpersonali e comunicativi (o non comunicativi) notevole, dove l’astio sottile e mal celato da parte della madre verso tutte le scelte della figlia, preclude ad un rapporto sano e aperto che, proprio la madre rivendicherebbe nei suoi pensieri a cuore aperto. Questo ragionamento mi ha fatto pensare molto rispetto al mio quotidiano rapportarmi sopratutto con la maggiore delle mie figlie che si affaccia all’adolescenza.

Nel tuo romanzo ho sentito anche una sottile ironia, che sfocia in una piacevole comicità “educata”, soprattutto quando la madre si rapporta con tutto ciò che gira intorno alla figlia, dal cuoco, al compagno, fino alle cose materiali, come l’arredamento delle stanze e il paese stesso. Però è bello leggere che questa madre per la figlia si reinventa un’autista coraggiosa e un’internauta piuttosto all’avanguardia. La tua idea di dare a questo personaggio, oltre che i pregiudizi di una vita appoggiata su schemi rigidi, anche un’elasticità che la porta verso la modernità, lo rende molto interessante e, secondo me, lo fa amare al di là delle sue ristrettezze egoistiche e pretenziose. A me è successo proprio questo: mi sono affezionata alla protagonista. Nonostante la sua chiusura rispetto al compagno della figlia, con cui avrebbe potuto approcciarsi in modo più intelligente, o al suo orgoglio duro che la figlia percepisce nonostante tutto, io ho voluto bene alla madre perché segue una coerenza di pensiero inossidabile, dando però la disponibilità che serve nel momento del bisogno.

Il fatto che ci sia, da parte del lettore, un’aspettativa costante al risolversi di questo tormentato rapporto genitore-figlio rende il romanzo “attrattivo” e porta a voler continuare la lettura, tra momenti di autoriflessione e scorci di vita vera e propria. Credo che il segreto della riuscita di questo alternarsi, insieme alla gestione psicologica elaborata delle protagoniste, sia la chiave della qualità del tuo scritto che è sicuramente elevata.

Dunque complimenti! Se posso permettermi, da lettrice e amica, potevi farlo anche più lungo, perché io non ho avuto alcuna stanchezza o noia nel leggerlo.

 

Recensione
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