Servizi
Contatti

Eventi


L'incontro con la poesia di Paolo Ruffilli e sempre una pia piacevole avventura che conduce alla scoperta di umori stra ordinari.

Questo suo ultimo lavoro, Le stanze del cielo, prefato da Alfredo Giuliani, ripropone e sviluppa precedenti interessi che si riscontravano in altro suo lavoro – che mi e capitato di leggere parecchi anni fa' – fitto di sensibilità umane e di pulsioni religiose maturate davanti at dramma dell'Aids (La gioia e il lutto, 2001).

Quella di Ruffilli è una poesia asciutta ed essenziale nel linguaggio poetico, senza cedimenti lirici e tentazioni sperimentalisti che erompe dalla parola poetica una densità tematica di taglio soggettivo e introspettivo, che attraversa l'intero testo e fa della poesia un veicolo di sentimenti e pulsioni umane segnate da una compartecipazione dolente e forte al dramma che attraversa tutto il libro in una narrazione che diventa denuncia civile appassionata e intransigente.

L' autore indaga e sbircia nel coacervo di dolori che sta oltre le sbarre di un carcere, dove l'uomo geme per le sue frustrazioni e grida la sua esclusione dal mondo dei vivi. Il tema trattato attiene dunque al rapporto tra colpa e libertà, meglio, tra colpevole e tipo di punizione. Perché il poeta non si lascia a sua volta trascinare dalla riflessione oggettiva sul tema, ma lo tratta attraverso uno scavo nel cuore vivo dell' esistenza, per coglierne tutti i drammi e le macerazioni.

La complicità tra il poeta e il suo personaggio diventa così lineare, diretta, dettata da una pietas intensa e sanguinante. Come nella lirica intitolata "Sigarette" (p. 27): "E' come se mi avessero | preso il cervello | a martellate... | più che livido | e pestato, | ridotto in pezzi | e sminuzzato ...". La poesia si fa domanda, vitale interrogatorio sul tempo, ricerca di senso e abbandono al presente disperato e disperante, buio sul futuro: "E' qui che, dove niente | accade, il tempo | e senza essere | mai stato, | un'attesa senza luce | e senza fine. | Solo chi sta | nel cuore dell'inferno | sa cosa sia | l'eternità presente... ("E qui", p.31).

La poesia di Ruffilli può definirsi di alta tensione sociale e psicologica, piegata amorosamente sul tu, di cui sa cogliere con forte immedesimazione le indigenze, le solitudini, le ansie di liberazione, le insonnie e i desideri incalzanti, ma repressi. Allora la condizione di carcerato, con tutto il carico di tensioni, di sogni proiettati oltre le sbarre, di frustrazioni, si fa emblema dell'umano, traducendosi ora in lamento, ora in rabbia, ora in ricordo spezzato dal presente. Egli sa cogliere, in un empito di partecipazione umana, le pulsioni oniriche dell'uomo privato della libertà, come nella lirica "Ombre" di p. 35: "Le notti insonni, | le privazioni e le paure, | la fame della vita che | ti assale senza più respiro, | l'amore perso giù nel mondo | di un uomo o di una donna. | Si parla con le ombre, | sono fantasmi sordi | tutti quelli fuori | e tutto quello | che è successo dopo. | Le parole, a un tratto, | cominciano a strisciare | più viscide dei vermi | lungo il muro. | Solo il silenzio | può sembrare allora | il modo per restare | vivi ancora e pin al sicuro".

Oppure c'è la struggente malinconia che sgorga dall'inesorabile aggressione del tempo che qui non attesa, ma fuga e fa dire al carcerato: "E dove se ne vanno | gli anni? Come adesso, | non li vivi pin? | Lo scorrere del tempo | dentro è solo | la goccia che ti scava." ("Il tempo", p. 49). O infine il canto della disperazione colto nel grido lanciato nel deserto dal prigioniero, come a p. 59 ("Supplizio") o a p. 60 ("Colpa") o ancora a p. 64 ("In gabbia").

Il canto del poeta, man mano che si procede nella lettura, diventa sempre più lacerante e partecipe, teso a coinvolgere in domande e immagini, dando il senso di una struggente e solitaria malinconia, di uno stare dentro guardando sempre fuori, talvolta perfino escludendo il fuori per chinarsi solo a contemplare le macerie dell' esistenza.

Recensione
Literary © 1997-2020 - Issn 1971-9175 - Libraria Padovana Editrice - P.I. IT02493400283 - Privacy - Gerenza