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# (non) piove

La pioggia nel pineto è stata forse una delle poesie più parodiate del Novecento italiano; con una certa audacia, premiata dalla fresca resa del testo, si cimenta in una nuova puntata Massimo Parolini, con l'atto unico # (non) piove pubblicato da LietoColle. Nativo di Riese Pio X, nel trevigiano, a poca distanza da Asolo (la cittadina della sublime Eleonora Duse) Parolini crea un testo teatrale dove la grande attrice dialoga col Vate - i due sono ritratti nel disegno di copertina di Paolo Dalponte.

E’ un testo che scorre piacevolmente, ma ad uno sguardo non superficiale rivela una critica socioculturale a tutto tondo, complessa e irrequieta. Partendo dalla pioggia e dall’atmosfera incantata del pineto, Parolini si amplia alla cultura odierna e ai suoi linguaggi, incolori e livellati al basso. Essi rispecchiano, come scrive Paolo Puppa nell’introduzione, “un paese corrotto e alla deriva, nel tempo opaco della mediocrazia”. Le molte citazioni, da Dante a Leopardi, da Ungaretti a Pasolini a Montale (autore della parodia dannunziana pubblicata in Satura, nel 1971), fanno da contrasto all’avvilimento culturale: un esempio per tutti, quando ad un esame di maturità il Vate viene definito “un estetista” - cioè qualcuno intento a limare calli e a tagliare unghie.

Allo stesso modo l’autore ironizza sull’inglese d’accatto imperversante nell’italiano odierno: “Non piove sul gluten free e sui talent show, / sui master chef e sui fashion trends, / sui takeaway e gli instant book “. Citando Pasolini, mette poi l’accento anche sui gravi problemi attuali: “Non piove nel ventre dell’enorme cicala / dell’Italia spiaggiata dai disperati / fuggiti dalla terra e dal mare rifiutati”. Un testo breve ma con diverse sfaccettature, per farci riflettere – partendo da un classico della nostra modernità - sulle molte inquietanti metamorfosi dell'Italia contemporanea.

Recensione
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