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Dedico questo mio scritto alla “Festa della Donna”
8 Marzo di ogni anno

Lo dedico a tutte le donne maltrattate, violentate, stuprate, uccise da uomini malvagi, spesso mariti, fidanzati, compagni, dalla coscienza ottenebrata.

In particolare lo voglio dedicare a quella giovanissima, bella, intelligente, piccola indiana, stuprata su un autobus in India, nella città di Delhi, da sei uomini violenti e brutali.

A lei, piccola, dolce indiana, simbolo innocente e vittima delle violenza continuamente perpetrata nei confronti delle donne, dedico questo mio scritto con la speranza che non venga mai più dimenticata.

Era insieme al suo carissimo amico che lei chiamava “l’uomo perfetto”.

Lui è Bramino, figlio di un avvocato benestante, lei era Kurmi, appartenente ad una brava modesta famiglia, due caste diverse; impossibile, forse, il matrimonio.

Non si può sapere in che modo sarebbero andate le cose, come dice, addolorata, la madre di lei in un’intervista. Si volevano bene, stavano spesso insieme e si consultavano a vicenda su ogni difficoltà e problema della vita.

Lui, ventottenne, specialista informatico, rimasto gravemente ferito (ora in via di guarigione) quella maledetta notte del sedici dicembre.

Lei, ventitreenne, una piccola ragazza, appena laureata.

Erano andati al cinema quella sera, poi si erano fermati davanti a una fontana. Lui voleva restare, ma lei doveva tornare a casa, dove i suoi l’aspettavano.

Sull’autobus, sul quale erano saliti, c’erano, purtroppo, quei malvagi e brutali uomini che nemmeno meritano questo nome. Infatti lei aveva quasi subito avvertito una strana sensazione negativa.

Lui fu colpito con una spranga, lei trascinata in fondo al bus e, con ferocia, violentata e brutalizzata.

Cinque giorni dopo, il giovane visitò la sua carissima amica nell’ospedale Safdarjung di Delhi. Lei gli ricordò che erano passati esattamente due anni dal loro primo sms e cercò di abbracciarlo. Non poté, però, la piccola dolce indianina, sollevarsi dal letto, come desiderava, a causa di tutte le macchie al suo esile corpo attaccate.

In quel momento così difficile, con lo sguardi si dissero e si comunicarono tutto il loro amore.

Più tardi fu trasferita a Singapore per essere curata e salvata; purtroppo qualche giorno dopo è spirata.

“Avrei voluto stare con lei tutta la vita” ha detto il giovane in una recente intervista, “anche se questo avrebbe significato l’estremo passo di andare contro i desideri della mia famiglia”.

Il padre del giovane dice che l’argomento del matrimonio non era mai stato affrontato, ma se il figlio li avesse davvero pregati, “ci avrebbero pensato su”.

Sembravano veramente fatti l’uno per l’altra, ma la loro bellissima storia d’amicizia e d’amore è stata spezzata dalla crudeltà e ferocia di quegli individui così spregevoli.

Dalla morte di questa piccola, dolce, giovanissima indiana, ora tra le braccia di Dio, è nato in India, un grande movimento contro la brutale violenza nei confronti delle donne.

(Notizie tratte e da me rielaborate dall’articolo della giornalista indiana Krishna Pokaarel, tradotto dall’americana Sarah Tuggey, pubblicato su “Il Foglio quotidiano” giovedì 31/01/2013)

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