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Viaggio in Egitto

  L'autrice in groppa a un asino

Tanti anni fa, da ragazza, ricevetti una cartolina, da un caro amico viaggiatore, mio conterraneo, raffigurante il Canale di Suez, con vista del deserto e relativi beduini con cammelli. Nell’età matura mi ispirò poi il titolo di un libretto di poesie, da me pubblicato nel luglio 2007, con il titolo Come derviscio nel deserto ascolto voci dal vento sussurrate.

Sin da giovanissima, quindi, avevo coltivato nella mente e nel cuore il sogno di un viaggio in Egitto, come una sorta di viaggio a ritroso nel tempo, di secoli e millenni, in quella terra misteriosa e affascinante, dai mille contrasti. Cosa soprattutto di grande significato per noi cristiani, perché da lì proviene il popolo di Israele con le sue dodici tribù.

Finalmente un giorno, verso la fine del 2009, ho saputo che Don Umberto della parrocchia di Roveleto di Cadeo, stava per iniziare un corso biblico sull’esodo del popolo d’ Israele e sulla nascita del monachesimo del deserto in vista di un viaggio-pellegrinaggio in Egitto.

Ho subito pensato che era giunto per me, come pure per gli altri che hanno partecipato al corso, il momento di partire per l’Egitto, dopo adeguata preparazione, trattandosi non di una vacanza qualsiasi con un tour operator (seppure ci vuole) ma di un viaggio-pellegrinaggio culturale e soprattutto di approfondimento spirituale.

La Piramide di Cheope e la Sfinge.

Certo ci sono stati dei momenti più leggeri nel corso del viaggio, come la breve crociera serale sul Nilo, la gita con la feluca, caratteristica imbarcazione egiziana, la visita dei bazar e altri posti tipici dell’Egitto, come le fabbriche dei tappeti, dei papiri, della lavorazione dell’alabastro, delle essenze tratte da piante e fiori multiformi.

All’inizio sembrava che il gruppo doveva essere più numeroso, invece poi i partecipanti al viaggio siamo rimasti in diciotto, ma poco importa perché eravamo affiatati e coesi.

Tutti eravamo entusiasti di poter vedere e osservare da vicino lo splendore dell’antico Egitto, testimoniato dal museo del Cairo, dai monumenti, dalle statue, dalle enormi tombe piramidali, destinate ad ospitare le salme mummificate dei Faraoni, e dai templi dedicati alle numerose divinità della loro religione.

La moschea La Cittadella al Cairo.

E quelli sono i luoghi, dal delta del Nilo alla penisola del Sinai, dove vissero per oltre 450 anni, i discendenti di Giacobbe, gli Israeliti, dapprima accolti con favore dai Faraoni, poi ridotti in schiavitù e successivamente liberati da Mosè, come racconta la Bibbia, che li ricondusse nella terra di Canaan, “la Terra Promessa”.

Molto importante è stata, già all’inizio del nostro arrivo al Cairo, la visita al Monastero di S. Macario in Wadi El-Natrun, l’antica Scetes, a 92 Km dal Cairo, sul lato occidentale della via del deserto verso Alessandria, dove nacque e si sviluppò il monachesimo orientale intorno al 330 d.C., con Antonio, il primo monaco egiziano, riconosciuto santo e, come Abramo, patriarca non solo di tutti gli eremiti, ma anche di tutti i monaci.

L'orchestra durante la Crociera lungo il Nilo.

Il monastero da noi visitato fu fondato, nel 360 d.C. da S. Macario l’egiziano, che era il padre spirituale di oltre 4000 monaci di diverse nazionalità. Tra loro c’erano uomini di lettere e filosofi, membri dell’aristocrazia del tempo, insieme a semplici contadini analfabeti.

I monaci, copto-cristiani, tutt’oggi vivono una vita austera, fatta di preghiere e lavoro, in un’espressione di incessante lode a Dio e amore per i confratelli. Con la coltivazione delle terre intorno danno lavoro a numerosi egiziani e aiutano tante famiglie povere.

Le carrozzelle a Luxor.

In Egitto, infatti, la popolazione, in maggioranza, è poverissima; tante le moschee, alcune bellissime. La fiumana umana e la grande presenza dei bambini nelle strade del Cairo è impressionante, così come l’enorme contrasto tra le zone dei poveri e quelle dei ricchi, con palazzi, alberghi, ristoranti e negozi di lusso.

Anche la permanenza, nella seconda parte del viaggio, nel vescovado di Luxor e la conoscenza del Vescovo, Bishop Joannes Zakaria, colto, sensibile, disponibile e accogliente verso tutti, anche mussulmani, ci ha permesso di venire a contatto con un centro missionario di grande importanza.

Infine, al Cairo, la visita della Sinagoga Ben-Ezra e, lì accanto, la chiesa di S. Sergio, copto-ortodossa, all’interno della quale si trova custodita la cripta, dove vissero nascosti per quattro mesi, il piccolo Gesù con Maria e Giuseppe, durante la loro fuga in Egitto. Sarà un ricordo commovente che ci accompagnerà sempre, non solo perché l’avevamo vista rappresentata nei dipinti la fuga in Egitto della Sacra Famiglia.

Questo viaggio-pellegrinaggio penso e credo sia stato per tutti noi un arricchimento spirituale che col tempo porterà buoni frutti.

Il gruppo dei partecipanti al viaggio in Egitto.

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