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Vino, cavallo dei poeti
(Emilia-Romagna terra di grandi vini)

        Oh Emilia Romagna!
Terra di grandi vini,
dai rossi per intenditori,
ai frizzanti, ai bianchi più leggeri.
        Primeggia signore
il Cabernet Sauvignon, vino DOC,
chiamato “Colli Piacentini”.
        Vino rosso un po’ ruvido,
un po’ tannico, quando giovane;
s’ammorbidisce con l’invecchiamento.
        Bonarda, rosso rubino dal buon profumo,
secco, amabile, dolce, a volte frizzante.
        Gutturnio fermo, frizzante.
        Monterosso val d’Arda, Trebbianino val Trebbia,
“Val Nure”, novello, vin Santo
e tanti altri ancora.
        Vini per la convivialità:
allietano tavole imbandite a festa,
pranzi di nozze, compleanni,
anniversari. . .
        E, nell’ebbrezza del bere,
come dice il detto “in vino veritas”,
qualche segreto
quasi tutti se lo lasciano sfuggire.
        Varie melodie di vini
appartenenti tutti
all’unica grande sinfonia della natura.
        E se in ottobre si ha la fortuna
di visitare vecchie cantine tradizionali
e grandi bottaie di rovere,
recuperate al loro antico splendore,
si entra in luoghi
capaci di evocare atmosfere
di un grande passato.
        Lì si sente davvero cantare il vino.

        Grandi masse di mosto,
mentre fermentano, si rimescolano,
si spostano.
        Spostandosi borbottano, parlano,
cantano.
        Ogni vino ha un suono, un canto,
una voce.
        E mentre mi immergo,
insieme agli avvolgenti profumi,
in tale sì dolce sinfonia, dalla memoria suscitata
e da un buon bicchiere di vin rosso rubino,
torno indietro nel tempo,
lassù sulla collina solitaria,
nella grande casa bianca
di un tempo ormai lontano.
        E per incanto bambina mi ritrovo,
bambina felice
che sgrana chicchi di dolce zibibbo,
dall’affetto circondata
di numeroso clan familiare.
        Oh dolce sinfonia di vini e di profumi!
In sogno mi hai portata
nella bianca casa d’ altri tempi,
da famiglia patriarcale abitata,
retaggio di un’epoca sfumata nei ricordi.
        Al mio cuore hai messo le ali
e bambino l’ hai fatto tornare,
mentre tra i filari di viti,
di grappoli succulenti ricolme,
in lontananza si perde l’avvincente suono
di un’antica fisarmonica,
ai canti mescolato dei contadini
della vecchia masseria.

        “Onoriamolo”, dunque, il vino, come
dice Edmondo De Amicis, nel suo libro “il vino”,
come “secondo sangue della razza umana…
festeggiamolo, benedicendo la fecondità
della terra e il lavoro dell’uomo
”.

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