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Il caso Mozart

Il sasso nello stagno

 “Tutti i personaggi del romanzo sono realmente esistiti, ma le vicende e le situazioni narrate (e il loro intreccio), pur trovando appigli in fonti storiche, costituiscono frutto della fantasia dell’autore.” A Il caso Mozart (Ed.Gremese, 2009) di Franco Pappalardo La Rosa è doveroso specificare la nota sopra riportata, poiché è romanzo talmente realistico da poter essere, senza dubbi, inteso come romanzo storico propriamente detto. Invece, pur essendo a sfondo storico, Il caso Mozart è un poliziesco atipico, in cui la Storia presta soggetti e contenuti senza pentirsene, alla conoscenza dettagliata dell’autore in materia di leggi, società, stile di vita, musica, arte e finanche bon ton ed economia domestica, per il confezionamento di un libro godibilissimo e dalla rara eleganza, aspetto ormai inusuale nella narrativa contemporanea.

Romanzo poliziesco atipico presto spiegato: fin dal primo capitolo si viene a conoscenza del movente e del colpevole, ma la narrazione non si vota a indagare, secondo i canali propri di questo genere letterario, accanendosi su un quid giallo, ingenerando nel lettore la morbosità di scoprire e quella strana sete di giustizia che non si trova più fuori dai libri. Piuttosto, il romanzo è un grande affresco, coadiuvato dall’aspetto poliziesco incluso nella storia, su temi sociali e morali, dalla lettura dei quali, oltre a conoscere la società viennese della fine del XVIII secolo, si possono trarre spunti di riflessione evergreen, prestando attenzione ad alcuni aspetti, che sembrano non essere ancora mutati nell’attuale società.

Di fatto, lo sfondo storico e la vicenda poliziesca sono la cornice (e mai termine fu più appropriato per un romanzo che somiglia moltissimo ad una grande tela dipinta nei dettagli) per trattare il problema della ragion di stato, cardine attorno a cui ruota l’intera vicenda de Il caso Mozart, che praticamente tratta degli ultimi giorni di vita del grande maestro austriaco a cui è accaduto qualcosa di scandaloso a seguito del suo modo di vivere, come si legge nell’estratto della quarta di copertina: «Se le sarà andate a cercare: avrà scatenato l’ira di qualche padre o di qualche marito geloso», commentò sua maestà. «Egli vorrebbe possedere tutte le donne, come il suo Don Giovanni. E’ un joueur che sempre si è fatto beffa di tutti…». La capacità narrativa di Franco Pappalardo La Rosa diluisce un solo evento, quello accaduto al musicista, in ventisei brevi capitoli sapientemente equilibrati tra parti descrittive e dialoghi che raccontano in tutto pochi giorni densi di azioni e personaggi, acquisendo, verso la fine e in un solo preciso punto, l’atteggiamento del melodramma nato in quel periodo, nell’unica scena cruenta - eppure incapace di disturbare il lettore - presente nel libro, vertice del dramma, che ha determinato il movente dell’intera vicenda. Una storia di gelosie e passioni scritta senza scivolare nel morboso; tradimenti, narrati nel rispetto della mentalità dell’epoca in cui è ambientato il romanzo, esposti con giusto peso e senza sfruttare l’argomento per fare presa sul lettore; usi e costumi di un tempo passato - che nel fare del clan, sia esso la famiglia imperiale, la chiesa o la Massoneria, sono ancora attualissimi - in cui si vive accanto ai protagonisti, come fossero vicini e, infine, l’accento, amaro, sulla “costruzione” di quel che si è deciso di tramandare ai posteri, atto affidato ad una nobiltà impaurita e già decadente, magistralmente descritta nei difetti, ma anche nella virtù di aver saputo dare spazio e attenzione alla grande Musica e di aver creato un fiore all’occhiello per tutta l’Europa e non solo.

I minuziosi particolari di cui ci fa dono l’autore, dai dettagli dell’abbigliamento, come delle case e delle opere dello stesso Mozart, ai caratteri propri di ciascun personaggio della storia (insieme ad una interessante e bella postfazione di Giorgio Bárberi Squarotti), sono il valore aggiunto ad una lettura mai noiosa e capace di sorprendere fino all’ultima decisione presa e descritta nell’ultima pagina, che mette in evidenza quanto, a fronte di tutto l’idealismo e la nobiltà d’intenti di cui si può essere capaci, a prevalere sarà sempre la praticità che conduce a dire: Non voleva più soffrire né immalinconirsi: soltanto un po’ di pace agognava. Con tutto il cuore.

Vienna, una notte di fine Settecento: gravemente ferito in seguito a un'aggressione, un uomo si lamenta riverso sulla strada e viene riportato a casa da un suo servitore che passava di là per caso. Responsabile, apprenderemo, è un marito geloso che ha esagerato nella bastonatura. Quell'uomo è Wolfgang Amadeus Mozart, che Franco Pappalardo La Rosa segue passo passo in questo tragico frangente della sua vita, basandosi su fonti documentarie poco note, ma anche liberamente inventando ambienti e situazioni. Ne deriva un romanzo storico di straordinaria evidenza visiva, con le strade, le case, i palazzi del potere, la vita quotidiana di quella Vienna d'epoca, che ti balzano incontro con la vivezza e l'attualità di un 'reportage'. Tuttavia, come dice Giorgio Bárberi Squarotti nella postazione, è ugualmente un romanzo su un "mistero" al quale certo non sono estranei intrighi, depistaggi e menzogne che hanno coinvolto ai massimi livelli la Corte imperiale. E, nel ricostruire questi intrighi, la narrazione si carica di una 'suspence' perfettamente dosata, in un crescendo di drammaticità che rivela infine senza ambagi il volto oscuro della storia e della convivenza umana, un inferno senza fiamme da cui non si salva nessuno, e in cui nessuno può dirsi davvero innocente". [Risvolto di copertina di Stefano Giovanardi]

Recensione
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